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Valutare la mossa di Zuckerberg soltanto relativamente al proprio progetto sarebbe un errore madornale


Questo breve articolo, con l’intervento di tre voci molto diverse tra loro, vuole fornire un contributo particolare da parte di DigitalGuys all’ampia conversazione su un tema caldissimo presente in rete: Libra. Ecco i profili degli intervenuti: Edoardo Vecchio, considerato tra i maggiori esperti italiani di bitcoin nonché fondatore del primo Coin Store; Gaetano Fausto Esposito, economista e segretario generale di Assocamerestero con molti libri all’attivo; Fabrizio Bellavista, esperto di digital marketing ma anche partner di Emotional Marketing Research. In questa conversazione a tre voci cercheremo di analizzare il tema anche con spunti inediti.

Valutare la mossa di Zuckerberg soltanto relativamente al proprio progetto sarebbe un errore madornale; molti dei colossi digitali stanno infatti scendendo in campo: con l’acquisto di Twitch, qualche anno fa, Amazon, per esempio, ha messo le mani su Refereum, criptomoneta utilizzata nel gaming online, che sembrerebbe un’anteprima del “Blockchain Amazon Coin” (gli Amazon Coin invece sono già realtà da tempo anche se è stata messa ben in evidenza questa avvertenza: “gli Amazon Coins possono essere utilizzati solo per l’acquisto di applicazioni, giochi ed elementi in app compatibili”); anche Google si sta muovendo in questa direzione e circa un anno fa ha provato ad ingaggiare – senza successo – Vitalik Buterin, fondatore di Ethereum. Voci di progetti simili, reali o presunti, accomunano anche Netflix e Apple. Per non parlare di Gram in Russia e (come riferisce Il quotidiano di Hong Kong South China Morning Post) l’ormai certo sviluppo di una propria criptovaluta, emessa dalla Banca Centrale, da parte della Cina. Ricordiamo, al riguardo, che già nel 2014 era stato avviato un progetto simile, poi abbandonato.

Ma al di là della facile previsione di espansione esponenziale di inedite monete, molti sono gli aspetti importanti da valutare: i valori, la trasparenza, il concetto di monete-stato …. L’alzata di scudi immediata di parte dei mercati e della totalità delle Istituzioni è già un segnale forte di come sarà impervia la strada di questa Associazione che, avendo sede a Ginevra, risponderà di conseguenza solo al governo svizzero senza l’obbligo di presentare alcun bilancio.

Ps. Per avere un approfondimento sull’udienza di ieri 16 luglio 2019 di David Marcus al Congresso statunitense seguite questi link: https://www.youtube.com/watch?v=xUQpmEjgFAU
https://www.pscp.tv/w/1kvKpOXgdROxE

Risulta evidente sin dalle prima battute dell’udienza – come è già successo, per altro, in occasione del RussianGate – quanto il Congresso appaia impreparato in materia digitale.
Ecco la conversazione


Edoardo Vecchio

Con il lancio di Libra, Facebook ha scosso letteralmente il mercato globale. Presentata teoricamente come una criptovaluta, Libra sembra avere tutte le caratteristiche che renderebbero Facebook una Banca centrale privata. In questo breve trafiletto cercherò di analizzare l’architettura di Libra e le sue caratteristiche, evidenziando gli aspetti che la contraddistinguono dalla prima criptovaluta, Bitcoin. Per incominciare, dovremmo delineare quelle caratteristiche che rendono il Bitcoin (e quindi la sua blockchain) diverso da qualsiasi altra forma di moneta o sistema di pagamento esistente e che quindi lo classificano come “tecnologia dirompente”. Queste caratteristiche sono:

  • Pubblico
  • Aperto
  • Borderless (senza confini)
  • Resiliente alla censura
  • Neutrale

Ora, avendo in mente questa premessa, passiamo all’analisi della “blockchain” Libra.

Seguendo le descrizioni presentate sui documenti ufficiali o sui vari siti legati all’azienda, la nuova moneta di Facebook è una criptovaluta a bassa volatilità (stablecoin), supportata dalla Libra Blockchain, un “database decentralizzato e programmabile”. L’ambizione è quella di riuscire a far connettere finanziariamente tutte quelle persone che al momento non hanno la possibilità di partecipare all’economia globale. Quello che c’è da capire è quanta “crypto” e quanta “blockchain” vi siano davvero in questo progetto.

Con la scusa di voler creare un sistema di pagamento globale, Facebook ha pensato bene di poter sfruttare l’entusiasmo che si cela dietro alla buzzword “blockchain”, anche se di fatto l’utilizzo di tale tecnologia per questo progetto è sicuramente discutibile. Il problema potrebbe essere legato al fatto che, al giorno d’oggi, se si pensa alla creazione di una moneta virtuale, vi si associa immediatamente il concetto di blockchain. Questo collegamento è del tutto sbagliato. Invece che sembrare una criptovaluta, Libra è molto più simile a Paypal o WeChat, servizi che permettono pagamenti digitali ma che non sono sviluppati su una blockchain.

Per quale ragione, dunque, Facebook avrebbe bisogno di una blockchain?

Probabilmente per due motivi:

  • Marketing
  • Vuoto normativo

Il primo aspetto è legato ad una semplice moda passeggera. Se Facebook non avesse utilizzato una “blockchain” non si sarebbe dimostrata al “passo coi tempi”. Per quanto riguarda il secondo punto, le criptovalute si trovano in una specie di limbo legislativo per cui sono screditate da Governi e Istituzioni ma di fatto sono alcuni tra gli strumenti finanziari meno regolati in assoluto. A causa della loro natura decentralizzata, le criptovalute non vengono classificate né come strumento finanziario né come moneta e godono quindi di vantaggi fiscali considerevoli. Mark Zuckerberg ha pensato bene di poter sfruttare questa situazione per creare di fatto una Banca centrale privata che possa competere con tutte le Banche centrali del mondo; se non avesse utilizzato una blockchain, il Governo degli Stati Uniti o qualsiasi altro governo avrebbe potuto fermarlo senza problemi. Utilizzare una blockchain, invece, permette di fare leva sul fatto che nessuno controlli l’infrastruttura (che dovrebbe essere decentralizzata anche se spesso non accade) rendendola di fatto inattaccabile.

Libra sarà però la spinta finale di quel processo avviato nel 2009 da Bitcoin, ovvero la fine della sovranità monetaria. Perché non si tratta solo di Libra. Nel momento in cui Facebook lancerà ufficialmente il suo progetto, cosa credete che faranno Google, Amazon, Apple e tutti gli altri giganti tecnologici? Resteranno a guardare? Assolutamente no, come accennato nell’introduzione. Stiamo parlando di compagnie da un trilione di dollari. Nel momento in cui queste entità avranno la possibilità di stampare la propria moneta, diventeranno a tutti gli effetti delle vere e proprie nazioni capaci di competere con la maggior parte degli Stati del mondo. E fermarle sarà impossibile.

Libra Coin non è una criptovaluta. Nessuna delle caratteristiche sopra citate può essere attribuita al nuovo progetto di Facebook. Ma non è nemmeno una valuta fiduciaria (FIAT) come l’Euro o il Dollaro. Libra rappresenta una nuova forma di moneta che può essere classificata come “corporate money”.

Ora abbiamo:

  • Moneta del popolo (Bitcoin)
  • Moneta dello Stato (FIAT €$£¥)
  • Moneta delle corporazioni (Libra)

E nonostante Libra non sia stata accettata a braccia aperte dalla comunità crypto, ha comunque un impatto positivo sul mercato, sia da un punto di vista tecnologico sia perché Libra sarà accessibile a miliardi di persone, favorendone così l’adozione. Queste persone, infatti, si avvicineranno ad una tecnologia centralizzata ma con funzionalità molto simili a tecnologie decentralizzate (che al giorno d’oggi sembrano molto poco user friendly), facilitando così una possibile transizione. A quel punto sarà solo una questione di scelta basata sulle preferenze personali.

Per riagganciarsi ai principi della blockchain, nel momento in cui ci si ritroverà a dover scegliere tra questi 3 tipi di valuta, il consiglio è quello di porsi le seguenti domande:

  • È aperta? Ovvero, può essere utilizzata da qualsiasi persona senza l’approvazione di qualcuno? Si possono effettuare delle transazioni senza dover dimostrare la propria identità?
  • È borderless? Può essere usata in qualsiasi luogo geografico senza alcuna restrizione?
  • È neutrale? Permette di effettuare transazioni verso chiunque?
  • È resistente alla censura? Le transazioni possono essere bloccate?
  • È pubblica? È riconducibile ad un’organizzazione oppure chiunque può contribuire al suo sviluppo?

Le risposte a queste domande nei confronti di Libra sono purtroppo tutte negative: Libra, infatti, non presenta nessuna di queste caratteristiche.

Libra non sarà mai disponibile in qualsiasi nazione del mondo. Libra non sarà in Cina, Russia o India, per esempio. Nessuna di queste nazioni lascerà che un giovane imprenditore americano prenda il controllo di parte della loro propria economia. Al momento esiste solo una valuta che è disponibile in tutto il mondo e si chiama Bitcoin. Libra, in questo senso, sarà disponibile ovunque è disponibile il dollaro.

Libra non sarà nemmeno neutrale. La neutralità implica la possibilità di effettuare transazioni verso chiunque. Essendo una valuta di un ente, quest’ultimo è obbligato a rispettare la regolamentazione e quindi a bloccare/censurare le transazioni non autorizzate dalla legge. Questo influisce anche sull’immutabilità della fantomatica Blockchain Libra.

Se una qualsiasi transazione dovesse violare le regolamentazioni di un Paese, Facebook potrebbe essere ritenuto colpevole a meno che non rinverdisca o annulli quelle transazioni. Con una blockchain normale ciò non sarebbe possibile grazie all’algoritmo di consenso che viene utilizzato per raggiungere un accordo decentralizzato tra diversi nodi nel processo di aggiunta di un blocco specifico alla blockchain. Libra, essendo gestita da un consorzio, ha completo controllo sulle transazioni effettuate; bloccare o invertire non implicherebbe nessun costo aggiuntivo.

L’unica caratteristica che è attribuibile sia a Libra che a una blockchain potrebbe essere la trasparenza. Questo comporta però rischi enormi per la privacy (per usare Libra bisogna sottoporsi a KYC, quindi potrebbe essere molto facile collegare indirizzi a persone reali). Se Libra dovesse essere compromessa, tutte le informazioni relative ai pagamenti effettuati potrebbero essere rubate e distribuite senza alcun controllo, violando così la privacy finanziaria.

In conclusione, bisogna ricordare che finora è stato rilasciato solamente il White Paper. Tra pubblicare un documento di presentazione e creare un vero e proprio network di pagamenti disponibile per miliardi di persone ne devono ancora succedere di cose. Ad una prima impressione la tecnologia utilizzata da Facebook non sembra nulla di rivoluzionario. Quello che è impressionante è l’impatto che questo fenomeno può avere sugli equilibri internazionali.

Gaetano Fausto Esposito

Libra. Quando Zuckerberg ha lanciato l’idea della “sua” criptovaluta il pensiero è andato all’etimologia del termine che significa bilancia e richiama sia un concetto di peso che (quando è in equilibrio) di equità.

Stiamo comunque parlando di una nuova moneta, che dovrebbe servire sostanzialmente per pagare transazioni. In origine il concetto di moneta è strettamente legato a quello della sovranità nazionale (o pluri-nazionale, come accade con l’Euro). Quando nel passato esisteva la convertibilità in oro (il regime cosiddetto di “gold standard” o di “tallone aureo”) la garanzia stava appunto nella possibilità di convertire carta moneta in un metallo prezioso (che doveva evitare una iper inflazione incontrollata a livello globale). Oggi la garanzia di una valuta risponde sostanzialmente a quella dei Paesi (o delle Istituzioni) suoi emittenti. Il dibattito in atto sull’Euro è tutto centrato sull’affidabilità macroeconomica dei Paesi che vi aderiscono. Con l’invenzione delle cripto-valute è come se si passasse da una sovranità degli Stati (o di soggetti sovra-nazionali come l’Unione europea) alla sovranità della… Rete. Ipotesi suggestiva e sotto molti aspetti anche affascinante dal punto di vista della “democrazia”: decidiamo noi sui mezzi di pagamento. Quando poi si tratta di tecnologie blockchain la retorica al riguardo è che finalmente si possa passare ad un mondo senza costrizioni e controlli. Attenzione però: se si tratta di individuare una moneta parallela da usare per pagare beni o servizi, esiste un problema di tracciabilità dei flussi che ha una sua rilevanza e che può essere circoscritto.

Le esperienze più rilevanti come quella del Bitcoin, tuttavia, (riguardo questa criptovaluta si stimano tra le 300 e le 400 mila transazioni al giorno), stanno evidenziando che queste monete si prestano ad alimentare fenomeni di natura altamente speculativa, con fortissime fluttuazioni di valore. Ricordiamoci che quasi tutte le crisi internazionali degli ultimi secoli hanno avuto una origina finanziaria, che poi ha intaccato anche gli aspetti fondamentali dell’economia. L’ultima crisi particolarmente pesante e lunga è stata tipicamente caratterizzata da una iper-speculazione in cui uno strumento finanziario (i derivati) ha perso ogni contatto con i fattori di economia reale sottostanti all’emissione.

In altri termini, la moneta non è un bene qualsiasi ma si presta a diversi utilizzi; nella misura in cui la stessa circolazione monetaria internazionale venisse ancora ulteriormente ampliata attraverso strumenti che di fatto non sono in alcun modo riconducibili a soggettività (né statuali o sovra-nazionali ma neanche di specifici operatori economico-finanziari) e in assenza di una adeguata regolamentazione c’è il rischio effettivo che la” “sovranità della rete” possa trasformarsi in un fattore di instabilità macroeconomica. Da quanto è dato di apprendere, Libra dovrebbe essere agganciata a un paniere di monete, ma allora forse anche i principi che si trovano alla base della blockchain potrebbero essere non rispettati.

In ogni caso sorge il problema della disciplina e del coordinamento delle politiche monetarie…  Ma non è proprio la volontà di superare le regolamentazioni che si trova alla base della nascita delle cripto-valute? Allora la “bilancia” diventerebbe necessariamente molto…  Sbilanciata! Come ha dimostrato fino ad ora l’esperienza e l’evoluzione dei social media, strumenti che dovrebbero essere nati per aumentare spazi di libertà e di riduzione delle sperequazioni che hanno finito invece per trasformarsi in nuove, più surrettizie e pericolose forme di “controllo”, per di più da parte di soggetti di fatto monopolisti!

Fabrizio Bellavista

Libra, la notizia appena apparsa mi ha immediatamente conquistato, nel senso che ho percepito l’opportunità di ri-parlare dei “basilari” dell’evoluzione 2.0: entusiasmo del concetto di disintermediazione, possibilità di far emergere talento (qui non si intende l’antica moneta…) e imprenditoria basata sulla trasparenza e la condivisione anche se è stato evidente fin da subito che la moneta Libra non potesse rispondere ad alcuno di questi desiderata. Come al solito Mark Zuckerberg è riuscito a tirare fuori dal cilindro un’altra tortora – questa volta, apparentemente – volata lontano quasi subito. Come però è stato per la costituzione di Facebook (2004), anche questa volta ha colto nel segno: molte persone desiderano un passo clamoroso sulla strada dell’emancipazione 2.0 e lui, a suo modo, il segnale lo ha lanciato cogliendo in pieno questo desiderata non espresso. Perché vi dico questo? Perché credo nella fantastica capacità da parte di Mark di cogliere “the sign ofthe times” come nessun altro ma da qui a pensare che le sue proposte siano incanalate nello spirito di un progresso umano condiviso… Ce ne vuole. Quindi prendiamo Mark per quello che è e che ci può dare: è un grande anticipatore, sa annusare l’aria, si sporca comunque le mani ma è, e rimane, per ora, soltanto un eccezionale imprenditore che agisce spesso sul filo della legalità e con una strategia monopolista che preclude dunque un vero libero mercato. Per non parlare dell’eccessivo potere che ha accentrato senza alcun controllo democratico e su cui è richiesto urgentemente un intervento. Certamente, però, non possiamo negare come questa sua iniziativa abbia il grande potere di attivare una discussione allargata sulle criptovalute (ed anche su argomenti a latere) come mai è avvenuto prima…

Sogno, utopia o inganno?

Come sembra evidente dal logo, la nuova Associazione vuole traghettarci verso l’Era dell’Acquario (il simbolo, infatti, ha una doppia inspirazione, legata come è al segno dell’Acquario e della Bilancia) e, proprio in questa ottica di “terra promessa” mi viene il sospetto che il super-aggregato miri, al di là della roboante anteprima, a formare semplicemente un club ad iscrizione (Instagram, Whatsapp, Facebook) nel quale far circolare “un qualcosa” a metà tra la carta moneta del Monopoli e i buoni pasto digitali con una spolveratina di blockchain per renderla moderna, quindi difficilmente contrastabile. Certo, solo un club ma comunque si sta parlando di un club con 4 miliardi di iscritti ….

Parliamo di progresso ed innovazione

Per cercare di fare un po’ di chiarezza partirei da una riflessione banale: mi risulta assai difficile credere che si possa partire dalla costituzione di una nuova moneta per innescare un cambiamento profondo, radicato e attento al bene comune. Questa esperienza la stiamo vivendo in diretta attraverso il progetto dell’Euro, in cui una nuova identità (Europa) si è munita di una moneta prima ancora di aver ben sperimentato una condivisione ideologica, emozionale e spirituale tra i propri appartenenti: la moneta non è un’ “ostia” attraverso la cui assunzione possiamo redimerci da certi atteggiamenti o leggi di mercato e, soprattutto, la moneta non ha alcun potere taumaturgico – al di là della sua eventuale ripetizione ossessiva (similarmente ai mantra, chiamata anche buzzword) che le fa acquistare una valenza “aumentata”. Per essere più chiaro: ci troviamo di fronte ad un progetto e una comunità che ha un piano condiviso di “futuro da progettare insieme”? Ha, cioè, una valenza valoriale condivisa, una tensione spirituale comune (non per forza di cose identica), un codice etico consolidato sul rapporto che deve intercorrere tra lo sviluppo tecnologico e il progresso umano, ha dei punti di riferimento umani a cui ispirarsi, ha delle leggi in qualche modo innovative e che parlino di futuro? Se la risposta è sì, potrebbe significare che è il momento che si munisca di un proprio modello di “res publica” e di un proprio sistema finanziario (che non è solo batter moneta) coerente con la sua essenza. Ma non mi sembra questo il caso.

In conclusione mi faccio aiutare da Giulio Einaudi: “chi cerca rimedi economici a problemi economici è su falsa strada; la quale non può che condurre se non al precipizio. Il problema economico è l’aspetto e la conseguenza di un più ampio problema spirituale e morale” (da “Economia di concorrenza e capitalismo storico”, Einaudi, 1942).

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