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Siamo confusi, non c’è dubbio. Tra modernità, postmodernità e singolarità la via sembra smarrita, la società e il lavoro sembrano essere nel cul de sac di una crisi (parrebbe) infinita…

Ah, i bei vecchi tempi!
Oratores, bellatores, laboratores, semplice e lineare. non E’ una provocazione, certo, ma il senso di uno smarrimento davanti alla complessità di oggi, quello no, quello rimane, ma affrontarla è inevitabile ed è anche l’unica strada percorribile per avvicinare nel futuro l’uomo alla tecnologia con un equilibrio alla convivenza sempre più stretta fra società degli uomini e delle intelligenze robotiche.

L’attrito incomincia a sentirsi nella società, o almeno, in quella fetta di società umana che sta integrandosi /ibridandosi con la tecnologia, ora soprattutto sul piano dell’introduzione delle tecnologie di AI, Big Data e robotica in quello che più umano non c’è: l’arbitrio su se stesso, e di conseguenza sull’attività che altrettanto più umana non c’è: il lavoro.

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Ne abbiamo parlato a casa della Fondazione Bassetti a Milano gioverdì scorso, mettendo al tavolo del nostro Meet Circle ( questo è il nuovo nome che abbiamo dato ai nostri incontri sull’etica e le tecnologie) un eterogeneo insieme di portatori sani di culture diverse, dal marketing alla filosofia, dall’imprenditoria alle istituzioni. Ne è uscito un pensiero sincretico ( non poteva altrimenti) che per sempicità e attritudine sintetizzerei con un ashtag: #consapevolezza.

Per arrivare a questo stato però, a sentire il mood del tavolo il percorso è in salita, e sarà dura. L’esaltazione che noi Geek e tecnoumanisti della prima generazione abbiamo vissuto e trasmesso, si è chiuso nell’attuale difficile rapporto fra le potenzialità delle tecnologie che avevamo annunciato come il mezzo per il riscatto dalla condizione umana, e il potere che invece la stessa tecnologia ha dato ad alcuni a danno degli altri. Della più parte degli altri. E’ la distopia del capitalismo del controllo che le cinque sorelle digitali, Facebook, Amazon, Google, Apple, Microsoft hanno creato malgré eux, come angeli caduti, dalle loro migliori intenzioni.

Ma è proprio ora, e dalle stessa materia dei sogni dei colossi della Silicon Valley, che può ripartire un disegno che riporti l’algocrazia illiberale su un percorso di equilibrio, un percorso di governo e non di controllo sulle/delle tecnologie e che può partire – non a caso – dalla vecchia Europa.
Si tratta di reimmettere un fattore, di aggiungere una variabile all’algoritmo della surmodernità che ristabilisca il governo sugli Oracoli digitali.

Vogliamo introdurre , e noi Digital Guys ci facciamo portavoci, una Quota H ( come Human, o una sua doppia versione in NH, NeuroHuman )nei processi e nelle imprese dell’innovazione tecnologica.
Quota H che sappia essere un interlocutore consapevole delle risposte che ci vengono proposte dai big data e IA, che “Come oracoli moderni sono in grado di fornire – come ci ricorda Paolo Benanti in “Oracoli, tra Algoretica e algocrazia” – risposte a domande che non siamo in grado di fare.
La vera sfida è far parlare questo oracolo digitale e capire cosa ci dice”. Perché come ci ricorda (da un po’ di tempo) Eraclito:

il signore, il cui oracolo è a Delfi, non dice, nè nasconde, ma significa.

Sulla natura, frammento 93

Hanno partecipato al tavolo:

  • Cristiano Buffa – Consulente PA founder Time To Net
  • Laura Tettamanzi -Docente Accademia Brera
  • Claudio Tancini – IT Infrastructure & Operations Manager
  • Sarah Afes – Co-founder di Coin Society, Master’s degree dell’università Panthéon-Sorbonne in business law
  • William Nonnis – Full Stack & Blockchain Developer presso Ministero della Difesa
  • Francesco Gallucci -Neuromarketing
  • Massimo Giordani – presidente Associazione Italiana Studi Marketing
  • Giovanni Lanzone – Business Design consultant and advisor at Business Design in Domus Academy
  • Ivano Labruna – CEO Salusbank
  • Caterina Garofalo – Neuromarketing
  • Francesco Samorè Fondazione Bassetti
  • Tommaso Correale Santacroce Fondazione Bassetti
  • Fabrizio Bellavista – Digital guys
  • Stefano Lazzari – Digital guys

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