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Dopo la conclusione della Milano Digital Week 2019, si cerca di fare la sintesi del terzo Tavolo Tematico di “Digital Ethical Revolution” che è stato focalizzato sulla Blockchain coniugata con una visione etica. “Blockchain ed Ethos” ha visto la partecipazione di numerosi interventi, in un stile “elevator pitch” all’interno del Talent Garden Calabiana ed organizzato da Digital Guys

Alla Milano Digital Week 2019 ci sono stati oltre 500 gli incontri, 85 mila partecipanti, 410.000 interazioni sui social ma solo 4, compreso il nostro “Blockchain ed Ethos”, hanno trattato di Etica e d’Innovazione Digitale. Ecco gli altri tre appuntamenti tra il 13 al 17 marzo focalizzati sull’argomento: Etica e Digitale. Il ruolo dell’Europa. Incontro a cura di IAB Italia in collaborazione con Università Bocconi; Digitale e design per l’umanità del futuro. Incontro a cura di Dihedron in partnership con l’Ippocastano, Airbag Studio e Copernico Milano; Tra tecnologia ed etica: come cambieranno i brand del futuro? Incontro a cura di Fastweb.


“Blockchain ed Ethos”: il terzo tavolo tematico organizzato dai “Digital Guys”

“Quale opportunità porta la Blockchain nell’applicazione dell’etica all’interno della digital transformation?”: questa la domanda attorno alla quale si è concentrato il Tavolo Tematico sull’Etica Digitale organizzato da Digital Guys alla #MilanoDigitalWeek. L’obiettivo di questo nuovo incontro, dopo i primi due svolti nei mesi scorsi (con a tema “I contenuti della rete: vero, verosimile e falso” e “Una società software dominante”), è stato quello di concentrarsi su una semplice (si fa per dire) questione: il rapporto tra la Blockchain e l’Etica, in un incontro che ha visto profili molto diversi tra loro riuniti per tre ore. La tecnologia muove infatti grandi opportunità ma solleva contemporaneamente interrogativi complessi sull’impatto nei riguardi del lavoro, della privacy, della sicurezza, dell’inclusione e dell’equità. Nel III millennio l’etica è diventata un asset fondamentale dei processi innovativi e non un mero supporto e quando si parla di digital transformation una delle più diffuse “buzz words” è sicuramente il termine “Blockchain”.

Su “Blockchain ed Ethos” hanno condiviso dunque i 23 partecipanti al Tavolo Tematico all’interno del Talent Garden nello spazio di Tutelio (start up che tratta della tutela dell’ingegno attraverso la Blockchain: proteggere le idee e scendere in campo per difenderle in caso di plagio, contraffazione o uso illecito), cercando di capire se davvero l’innovazione di questa tecnologia può portare vantaggi (e come) allo sviluppo del tema dell’etica unito a quello del digitale. Si sono così toccati numerosi e delicati focus attorno alla tecnologia digitale: la veridicità, la sicurezza e la certificazione dei dati e l’eticità degli algoritmi, tutti aspetti intrinseci alla Blockchain e alla sua applicazione. Si è riflettuto anche sul suo impatto sociale, sulla libertà che la Blockchain può portare per la mancanza di autorità verticale che significa però anche assenza di regolamentazione e sulla sua trasparenza eccessiva che potrebbe, in taluni casi, diventare addirittura pericolosa e distopica. Più in generale, si è proposto un codice di etica e si sono approfonditi temi come la consapevolezza e l’educazione, la cultura tecno-umanista fatta di anima e tecnologia e la priorità della condivisione e delle emozioni.

photowall dei  partecipanti all'incontro Blockchain Ethos
Ecco qui di seguito una sintesi dei contenuti dei partecipanti presenti a “Blockchain ed Ethos”.

Si inizia con Alberto De Luigi, Bitcoin evangelist (albertodeluigi.com), che ha dato chiarezza immediata all’argomento risultando uno dei pilastri attorno al quale si è dipanata la conversazione. Ha esordito affermando che “definire la tecnologia è fondamentale. Sgombriamo il campo dalle informazioni sbagliate: spesso aziende e banche utilizzano il termine Blockchain come ‘buzzword’ e come strumento di marketing senza fondamenta. Molti consulenti si convincono che la Blockchain abbia una qualche utilità per il loro business, ma questa è troppo spesso pari a zero. Per tutto il business che oggi conosciamo e che si può ottimizzare attraverso le tecnologie già esistenti solo una  piccolissima parte può migliorare con la Blockchain. Si dice che questa possa aiutare la tracciabilità di un prodotto o di una filiera, ma a questo scopo la Blockchain non è efficace. La Blockchain non può certificare un evento che è accaduto al di fuori di essa, bensì è un sistema auto-referenziale per cui la sicurezza sul dato c’è solo se questo è nato al suo interno. Come strumento valutario funziona proprio perché il Bitcoin è un dato informatico che nasce e si muove esclusivamente all’interno della Blockchain. L’unica applicazione per cui la Blokchain oggi può essere sfruttata con profitto al di fuori dello strumento valutario, è quella di timestamping di un documento digitale, per dimostrare che esso era ad esistenza in un dato momento. Da questo punto di vista è uno strumento formidabile per la notarizzazione, specialmente di documenti digitali, come ad esempio un brevetto”.


Fabiano Lazzarini, Country Manager at Qwant, è invece partito da un esempio, premettendo che “per poter dominare i dati e le informazioni ogni nazione o potenza porta avanti le proprie strategie. La cronaca ci suggerisce la possibilità che il governo cinese, attraverso le sue tecnologie esportate in tutto il mondo, stia attuando un programma di  controllo e di ingerenza, che peraltro gli USA realizzano già da tempo: basti pensare alla pervasività di Google. Uno degli strumenti per contrastare lo sfruttamento del dato da parte delle grandi aziende della rete è quello di creare un nuovo rapporto con l’utente finale, remunerandolo per la cessione dei suoi dati attraverso le criptovalute; già esistono esperimenti che vanno in questa direzione. Credo che la remunerazione del dato non sia solo un incentivo per rendere più corretto il rapporto fra i detentori del potere online e le persone, ma anche un modo per farle diventare più consapevoli del valore del dato che ora cediamo gratuitamente”.


Gualtiero Giuliani, E-Learning specialist and ICT trainer, ha sottolineato come “l’etica nel digitale funziona se c’è consapevolezza; essa è la chiave per guardare più in generale tutto il mondo della trasformazione in corso. Ognuno sceglie per sé: il problema da cui ripartire è quindi la consapevolezza dell’individuo e il fatto che l’identità fisica e digitale non sono due cose separate. Fino a quando non si prenderà globalmente coscienza di questa banalissima considerazione non sarà possibile fare scelte consapevoli”.


Luisa Cozzi, Digital Communication & PR, in sintonia con Giuliani, aggiunge che “cultura, consapevolezza e lungimiranza non possono mancare su questo tavolo di discussione che, se parte da principi etici che mettono l’uomo al centro, non può esimersi dall’approfondire, studiare e capire il cambiamento e dall’informare continuamente le persone che ancora non sanno o non hanno capito cosa stia accadendo e quali valenze e valori la tecnologia (o in questo caso i bitcoin e la Blockchain), se posta al servizio dell’uomo, porta con sé”.


Ivano Labruna, CEO Salusbank, si è presentato come “amministratore delegato di una azienda che si occupa di raccogliere dati sanitari, per questo siamo molto attenti all’innovazione che può portare. Quest’anno i nostri tecnici hanno proposto di trasferire i dati che possediamo in Blockchain: proprio per sopperire alla mancanza di precisione e di aggiornamento dei dati della propria cartella clinica abbiamo pensato di remunerare le persone che hanno fatto questa operazione attraverso una nostra criptovaluta speciale. I dati scritti vengono inoltre forniti in forma anonima alle aziende farmaceutiche e agli studenti per ricerche e approfondimenti. Ci rendiamo conto che il percorso non è completo ma comunque lo abbiamo intrapreso …”.


Sara Noggler, membro Comitato Scientifico San Marino Innovation – Blockchain, Public Affairs Consultant  e Advisor presso JUR, ha sottolineato il proprio ruolo nel comitato scientifico San Marino Innovation, un’azienda governativa che risponde alle Segreterie di Stato della Repubblica di San Marino, che da poco ha emesso una  legge per normare e garantire lo sviluppo e l’implementazione della Blockchain. “Lo abbiamo fatto perché ci è sembrata una tecnologia rivoluzionaria che davvero potrebbe avere un forte impatto sulla società. Da subito si è ritenuto indispensabile che Democrazia e Stato lavorassero insieme per favorirne lo sviluppo; per noi il ritorno alla sovranità del cittadino nella gestione del dato è infatti fondamentale e la Repubblica di San Marino ha cominciato a regolamentare  una piccola parte di iniziative per implementare questa tecnologia nelle attività giornaliere quali cittadinanza digitale, transazioni finanziarie e possibilità di crowdfunding per le imprese, cercando di dare una cornice che permetta a persone e aziende di utilizzarla  davvero all’interno di un ecosistema tecnologico certamente complesso; il fatto che San Marino sia una nazione dai contorni molto contenuti ci è d’aiuto, siamo un vero e proprio LAB: mi sembra infatti impensabile attuarlo ora, per esempio, in uno Stato come l’Italia; a noi è piaciuta l’idea di essere una nazione pilota, un po’ sull’esempio dell’Estonia, con tutte le caratteristiche della nostra cultura”.


Lorenzo Guerra, co-founder Italentfood, ha affermato che il suo “interesse verso la Blockchain riguarda le potenzialità che questa tecnologia potrebbe esprimere nella verifica e salvaguardia dei prodotti della filiera agroalimentare italiana, soprattutto rivolta al valore dei nostri marchi che vengono contraffatti all’estero”. Un argomento che è legato alla sua strat up e che nel futuro prossimo crescerà senz’altro di valore.


Alessandro Donadio, HR Innovation Lead e Associate Partner Key2People, ha espresso le sue riflessioni circa “l’apporto che potrebbe dare la Blockchain nella relazione fra le persone e i processi organizzativi e in quella fra la persona e il dato, intendendo quest’ultimo come l’elemento base per dipanare la complessità in cui siamo tutti coinvolti, cioè le relazioni con i clienti, le valutazioni delle performance e la decisone sulle competenze delle persone. Potrebbe la Blockchain fornire uno strumento validante più efficace, in cui l’utente finale è partecipe del processo, lo produce e lo usa? Le tecnologie sono ecosistemi complessi che però non producono etica al proprio interno (la tecnologia di per sè non può essere ‘etica’) e anche la Blockchain dovrà rispondere a noi – cittadini, utenti, persone della propria potenzialità; saremo sempre noi a valutarla, agendo, di volta in volta, con la dovuta attenzione. Ripeto: una tecnologia di per sè non può essere etica/non etica”.


Edoardo Vecchio, founder at Coin Society, concorda “nella valutazione che ancora esiste una grande confusione su cosa sia e cosa la Blockchain possa effettivamente fare meglio dei sistemi attualmente in uso (alcuni da tempo). Satoshi Nakamoto (l’inventore dei bitcoin) non ha mai usato il termine Blockchain; il nome è stato inventato in seguito (Sakamoto ha sempre parlato di ‘chain of block’) e dunque possiamo definire i bitcoin come un sistema  pubblico, condiviso e disintermediato che si distingue dalle ‘Blockchain private’. L’unica applicazione della Blockchain che è risultata efficiente al momento è quella della transazione monetaria, in cui si ha effettivamente un’applicazione dell’etica. La Blockchain garantisce infatti una vera privacy finanziaria, fornendo un’alternativa digitale al cash, che non esisteva prima del 2009. Ora si può dunque avere denaro digitale che non è replicabile e che può essere scambiato senza sapere con chi sto facendo una transazione. Rispetto ai sistemi precedenti, come la carta di credito, che è uno strumento adattato alla transazione digitale del denaro, il bitcoin è il suo superamento in quanto consiste in una tecnologia nata e sviluppata dentro la rete e osteggiata sia dagli Stati nazionali (gli unici detentori della possibilità di generare moneta) sia dai grandi gestori delle transazioni come Paypal”.


Massimiliano Cantafia, area Promozione e Sviluppo FonARCom, è intervenuto sottolineando che “personalmente ho molte resistenze sulla Blockchain e i bitcoin perché vedo in essi sicuramente una grande  opportunità ma mi preoccupa l’assenza di regolamentazione. Se da una parte, infatti, la Blockchain è senz’altro un forte stimolo alla democratizzazione dei processi, dall’altra l’assenza di un regolatore è quanto di più contro-etico possa esistere. La Blockchain tecnologicamente ha strumenti molto chiari e irreversibili che la autoregolano al suo interno ma l’idea che una comunità di persone che ha un interesse comune determini i limiti e ponga le condizioni di regolazione su un qualsiasi fenomeno che coinvolga tutta la popolazione è per me la maggior garanzia di democratizzazione, pur con tutti i fallimenti o i punti di rischio che possiede. Non mi sembra che in questo momento la Blockchain dia queste garanzie. Ripeto: sto parlando dello stato attuale dello sviluppo di questa tecnologia, non del futuro”.


Claudio Tancini, founder Informatica Solidale ONLUS, ha ripreso il flusso della conversazione (il suo intervento è stato condiviso insieme a Claudio Pastore, chief Executive Officer Cianquantaeventi): “nella nostra attività abbiamo costituito da una quindicina d’anni una ONLUS ‘informatica solidale’ che ha come obiettivo quello di  mettere la nostra esperienza di informatici al servizio della società. Dal sociale all’etica il passo è stato breve e una delle iniziative che abbiamo avviato è stata quella di sensibilizzare gli informatici ai temi dell’etica e far crescere una visione responsabile. Tornando alla Blockchain, se esaminiamo quello che sta succedendo in tutte le aree di interesse del software, vediamo che le condotte etiche si stanno spostando dai comportamenti umani agli algoritmi. Sempre di più chi codifica, dunque anche la Blockchain, deve pensare che quello che sta costruendo avrà un impatto sulle persone e sulla società. Ma come può uno sviluppatore riconoscere ciò che etico da ciò che non lo è? Per questo abbiamo elaborato un codice etico che certamente non è la soluzione ai  problemi ma un modo per dare alcune linee guida. Abbiamo preso spunto dall’associazione americana ACM (Association for Computing Machinery) e lo stiamo testando per capire quanto è veramente implementabile”.


Andrea-Rubes Albinati, board at The Blockchain Council, ha preso la parola, evidenziando che “c’è un enorme ‘hype’ attorno al tema Blockchain, creato anche dai vendor che propongono soluzioni e applicazioni non sempre completamente attinenti alle caratteristiche intrinseche della tecnologie. L’utilizzo della blockchain per applicazioni diverse dalla gestione di transazioni di asset completamente tokenizzati, digitalizzati o digitalizzabili ha generalmente poco senso e va valutata con estrema attenzione (questo aspetto è stato trattato anche in taluni interventi precedenti). 
Secondo me la reale applicazione su larga scala della blockchain fa riferimento ad una società ‘cashless’ in cui gli asset possano essere “creati”, “emessi”, “stampati” direttamente in Blockchain: azioni, obbligazioni, titoli finanziari, quote societarie anche di srl, titoli rapprensentativi di crediti e diritti o, addirittura, la stessa moneta di banca centrale. Siamo ovviamente molto distanti da questa situazione. Non è detto che succeda mai perché le difficoltà sono enormi. Si stanno facendo dei passi in avanti in questa direzione, per esempio in Australia si sta ri-progettando parte dell’infrastruttura del mercato finanziario basandola sulla blockchain. 
Tornando al tema principale della tavola, per adesso si è parlato solo di aspetti “positivi” e di miglioramento degli aspetti etici, in cui la blockchain può essere la tecnologia abilitante.  
Vorrei andare, invece, contro corrente e sottolineare alcuni rischi potenziali dell’applicazione su larga scala della blockchain, se e quando accadrà. In estrema sintesi il bitcoin e la blockchain nascono come espressione della massima decentralizzazione, ma potrebbero diventare uno degli strumenti di massima centralizzazione e di controllo totale. 
La somma della tracciatura completa di ogni azione tramite i nostri dispositivi digitali, della digitalizzazione del danaro e delle transazioni, e dell’adozione della blockchain rischia di diventare una possibile “piattaforma” di controllo estremamente capillare delle persone che, nelle mani sbagliate, potrebbe essere molto pericoloso. Questo potrebbe essere il potenziale rischio tra qualche anno”.


Infine è intervenuto Fabrizio Bellavista in rappresentanza dei Digital Guys, gli organizzatori dell’incontro (cioè Antonio Cirella e Stefano Lazzari, con la collaborazione di Luisa Cozzi), che ha sottolineato come “bisogna concentrarsi sull’evoluzione umana; la rivoluzione digitale è nata in uno strano crogiuolo di contaminazioni che ha ‘fornito’ la base culturale sulla quale è stata inseminata la Interactive Age. Fenomeni tra loro molto lontani si sono svolti ed intrecciati contemporaneamente in un’area di neppure 50 km quadrati attorno alla Silicon Valley. Partendo dalla spinta culturale della Beat Generation sino al movimento degli hippies con migliaia di comunità, passando dalla nascita delle Scuola di psicoterapia di Palo Alto e, poco lontano, dalla nascita della PNL nell’Università di San Diego insieme con la prima connessioni Internet avvenuta con lo Stanford Research Institute (sempre nella Silicon Valley), si è formata in quegli anni una cultura alternativa. Stewart Brand, Steve Jobs, Stephen Wozniak e decine di altri informatici si trovavano a dare vita ad una cultura tecno-umanista che è stata spesso comparata al Rinascimento italiano. Quella spinta evolutiva ed emotiva nata dalla contaminazione tra tecnologi, artisti, psicologi ed informatici si sta però esaurendo: la Silicon Valley non è più un mito! La Blockchain ha ridato visibilità ai valori fondanti delle Interactive Age e per questo dobbiamo esserle grati. Ma resta un problema: dobbiamo ricompattare l’umanesimo con la tecnologia. Abbiamo visto, ad esempio, quale enorme errore nello sviluppo dell’Europa Unita sia stato quello di partire dalla moneta unica e non da un processo culturale e di aggregazione umana?”.


Luciana Maci, giornalista EconomyUp-Digital360 Group, ha sintetizzato in chiusura le riflessioni emerse; una delle conclusioni del Tavolo Tematico “Blockchain ed Ethos” è stata che l’etica non sia propriamente l’unica risposta possibile ma che sia importante il processo che si attiva e le domande che ci si pongonoper diventare innanzitutto consapevoli…anzitutto consapevoli…

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Il prossimo Tavolo Tematico, sempre organizzato da DigitalGuys, si terrà entro maggio 2019 e si concentrerà sul tema “Corpi, ultra corpi, robot. Come cambiano le organizzazioni interagenti con essi”. Ricordiamo che il programma di mobilitazione tecno-etica prosegue dopo i primi tre Tavoli Tematici. La conversazione è completamente libera ed aperta: ciascuno potrà contribuire con le proprie esperienze sui temi proposti dai Tavoli ma anche proporne di nuovi.
La partecipazione ai successivi tavoli è aperta anche a chi ha già partecipato ai tavoli precedenti.
Per partecipare e iscriversi, lascia il tuo indirizzo

I tavoli Tematici si sono svolti con la collaborazione dell’ Associazione Italiana Studi Marketing – AISM, di Cultura di Rete, di Blockchain Council e presto  sarà presente anche l’Associazione italiana Neuromarketing-Ainem. 

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