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Tavoli tematici e Think-Tank, ecco il recap di tutto il progetto, più di due anni di pensiero etico tecno creativo

E’ possibile che un processo innovativo si compia adeguatamente senza interfacciarsi con una visione etica? Più precisamente: può completarsi o resta incompiuto?
L’etica non è un’astrazione per pochi eletti?
Ancora ci si sta interrogando sul suo valore, a seguito di scandali che hanno segnato la fiducia della gente, mettendone in dubbio valori e utilità stessa.Il tema era appassionante, l’urgenza evidente, la difficoltà di attuarlo pure. Niente di meglio che buttarcisi a capofitto.
I digital guys si erano appera costituiti, e quale obbiettivo migliore per iniziare se non affrontare il tema discutendone con digital worker professionisti degli ambiti più disparati? Per questo tutto la squadra ( Fabrizio Bellavista, il sottoscritto Stefano Lazzari insieme a Antonio Cirella, co-founder DigitalGuys e Lulu Cozzi, digital PR, abbiamo deciso di realizzare tavoli di discussione tematica, cercando di connettere esperti e ricercatori in qualche modo vicini alla trasformazione umanistico-digitale.
Dopo due anni e mezzo (siamo partiti nel gennaio del 2018) sono circa 8o gli amici che si sono alternati nella condivisione dei tavoli tematici.

Quello che segue è il recap di questo percorso che ha portato al consolidarsi di un progetto, il Think Tank Innovazione Responsabile, che prosegue tutt’ora con nuovi interpreti che hanno portando nuove idee e nuove proposte su cui lavorare.


Robots & rinascimento, Copernico Milano Coworking – 30 gennaio 2018

Guest star dell’incontro è stato NAO, uno dei robot della Scuola di Robotica di Genova. Il robot ha interagito con tutti i presenti grazie agli ingegneri Emanuele Micheli e Andrea Germinario, che hanno monitorato “live” la programmazione/interazione. Sullo schermo, in loop, è passata l’esperienza del Rinascimento italiano, partendo da quello urbinate sino a quello milanese.

Gli interventi

Fiorella Operto, co-fondatrice e presidente della Scuola di Robotica evidenzia come “nell’Italia dell’Umanesimo e del Rinascimento i geniali ingegneri/artisti (allora non era stata introdotta la rigida separazione tra scienze umane e scienze fisiche: Filippo Brunelleschi era sia un ingegnere – o geometra come si diceva -che un artista) sperimentarono, con i loro mezzi, in quasi tutti i campi possibili: dal volo agli elementi di automazione, dagli sviluppi nella metallurgia agli esperimenti di chimica fino al geniale
impiego del cannocchiale da parte di Galileo. Da allora l’abisso tra artisti e scienziati è diventato quasi insanabile.

Gianmarco Veruggio, inventore della Roboetica, ha spesso sostenuto che essa può diventare il campo di incontro delle ‘due culture’, poiché la
robotica sta riunendo le scienze dure e alcune discipline come il design, la psicologia, l’antropologia, la sociologia e l’etica. Non vi è dunque contraddizione tra le visioni del Rinascimento italiano e la ricchezza tecnologica contemporanea… Purché insieme alla centralità delle innovazioni e del loro impiego vi sia quello che gli umanisti giustamente
svilupparono come ‘Discorso sulla dignità dell’uomo’ (‘Oratio de hominis dignitate’ di Giovanni Pico della Mirandola,1486)”.

Fabrizio Bellavista, partner di Emotional Marketing Research e digital transformation consultant, “i tecno umanisti e i tecno creativi sono i profili che nel futuro prenderanno sempre più spazio, in una visione in cui i due emisferi cerebrali dialogheranno meglio e di più. Siamo di fronte ad un flusso innovativo in continuum che si auto-alimenta grazie alla condivisione in real time; stiamo diventando un’unica grande mente a cui sono connesse persone, cose, denaro ed emozioni, senza soluzione di continuità; solo in apparenza questa realtà è caotica e incomprensibile, in verità si tratta di una sorta di logica del fluire. Anche il parallelo con il Rinascimento trova un senso preciso: a metà del ‘400 si innescò a Firenze un vero e proprio ribaltamento di paradigma ed una spinta straordinaria alla ricerca e alla contaminazione che attraversò l’arte visiva, la letteratura, la politica, la chimica, l’astronomia e l’ingegneria e a questo proposito voglio ricordare Leonardo, il tecno-umanista per eccellenza.

Ma è molto importante rammentare che tutto questo prese avvio dall’emergere dell’Umanesimo nel secolo precedente… Allo stesso modo il concetto di industria 4.0 prende il nome dall’iniziativa europea Industry 4.0 (di matrice tedesca, varata nel 2013), che da piano industriale è diventata una vera e propria ‘visione’ che prevede investimenti su infrastrutture, scuole, energia, enti di ricerca e aziende per ammodernare l’intero sistema a livello globale e, prima di tutto, la stretta interconnessione e la forte contaminazione tra settori. In quest’ottica la robotica può acquistare un posizionamento più preciso…”

Stefano Lazzari, founder Digital Guys, sottolinea che “quello di cui hanno appena parlato Fiorella e Fabrizio è la corretta visione per comprendere meglio e più velocemente l’ampia portata della rivoluzione in atto. Si parla sempre di robotica umanoide ma l’intelligenza artificiale è molto altro: il driverless (e l’Internet Of Things) si annuncia come la tecnologia del secolo. Non sarà ad esempio solo l’auto a cambiare, ma le strade, la città, gli stili di vita e tutto il nostro modo di intendere la mobilità. E’la stessa rivoluzione che ha portato lo smartphone (e i social media) ad essere oggi mediatori e interpreti della nostra identità. Il confronto ci proietta verso un’idea di umanesimo necessariamente allargato ai nostri dispositivi, tanto da ritenere il nostro corpo parte di essi e, dunque, nel rapporto con l’altro rientra necessariamente quello con la macchina, sia come identità altra che come parte di sé. Tutto il processo dell’innovazione ci porta a ritenere fondamentale la capacità di riconsiderare il rapporto non solamente funzionale e materialista, ma anche emozionale e in un qualche senso anche affettivo, con i nostri dispositivi (cosa che tra l’altro già accade) ma che diventerà fondamentale quando il deep learning, che concederà più
sfumature all’intelligenza artificiale, gli darà anche la necessaria sensibilità per comprendere i nostri non più perentori comandi”

Il momento centrale dell’incontro è stata la condivisione. Luisa Cozzi, digital PR e coautrice del libro La logica del Fluire, sintetizza qui i vari interventi: “in un mondo mutevole (qualcuno direbbe liquido) come il nostro, non c’è nulla di più concreto di un umanoide che aiuta l’uomo del futuro ad essere sempre più uomo e sempre meno macchina. In fondo
l’innovazione propriamente detta, che passa da IOT e 4.0, è già qui tra noi, così presente e viva che quasi stentiamo a riconoscerla; siamo già immersi nel cambiamento e ne parliamo perché stiamo semplicemente cercando il modo migliore per manovrare questa nave carica di tecno-umanisti che ci trasporteranno in un nuovo paradigma nell’approcciare il lavoro, lo sviluppo, le professioni e soprattutto l’uomo e la sua vita che si
trova ora alle porte di un Nuovo Umanesimo”

Ecco infine le parole di Federico Lessio, Head of Experience & SetUp di Copernico “viviamo oggi in un momento di grande e continua innovazione, che accomuna la nostra quotidianità con il Rinascimento, in cui il genio e l’inventiva hanno creato la grande ricchezza storico-culturale del nostro Paese di cui oggi abbiamo la fortuna di godere e con la quale possiamo ancora confrontarci e ispirarci. Non solo in ambito artistico e culturale,
ma anche in contesti economici. Il mondo del business oggi ha bisogno di nuovi applicativi e servizi, di metodologie integrate per la realizzazione di modelli che guardano al 3D e al 4D. Non solo, dobbiamo guardare anche a tutte quelle nuove tecnologie che favoriscono o migliorano la gestione, la conservazione, la fruizione di informazione e contenuti, che danno nuovi stimoli per aprirci a nuovi orizzonti – come l’Intelligenza Artificiale e la
robotica, disponibili per sviluppare e mostrare valore e, soprattutto, inventiva. Senza dimenticare di mettere al centro l’uomo, la persona”

Fabrizio Bellavista ha concluso l’incontro con queste parole: “come sostiene Mark Rosheim, Leonardo è, per definizione, ‘iper-testuale’: esistono numerose relazioni tra i suoi disegni in differenti documenti. Tutto è infatti collegato come se fosse un enorme documento ipertestuale di oltre 5.000 pagine, colme di disegni e testo. Tutto questo conferma il principio tecno-umanista e l’importanza del nostro connazionale nato a Vinci e del Rinascimento nella modernità contemporanea”. Fiorella Operto invece, dopo avere parlato delle creature meccanizzate create da Leonardo, riprende il tema dei robot umanoidi: “il loro impiego su scala crescente vede queste macchine autonome e intelligenti impegnate in alcuni compiti, per lo più di intrattenimento o di edutainment (unione di intrattenimento ed educazione). Nei prossimi cinque anni la loro presenza e le
loro funzioni aumenteranno con gli sviluppi della robotica. Obiettivo della ricerca e delle grandi società che operano in questo campo è certamente quello di fornire al mercato umanoidi capaci di performance più attive, come l’assistenza agli anziani e la collaborazione con il personale umano nell’industria e nei servizi”. Conclude “Robots & Rinascimento” Stefano Lazzari che ricorda come il Rinascimento sia “vivo e lotta insieme a noi: è evidente la necessità di valorizzare i profili visionari ed il loro ruolo nell’impresa; dal Rinascimento ad oggi, infatti, torna ad essere secondaria la divisione fra competenze tecniche e umanistiche”.


1° tavolo tematico: Una società software dominante – QWANT, 4 dicembre 2018

La tecnologia muove grandi opportunità ma solleva contemporaneamente interrogativi complessi sull’impatto nei riguardi del lavoro, della privacy, della sicurezza, dell’inclusione e dell’equità. Tanti dubbi ma anche tanta voglia di intervenire per cambiare una situazione nel suo complesso degenerata: ecco l’atmosfera che si respirava tra i partecipanti al Tavolo tematico dell’Etica Digitale “Una società software dominante”, uno dei due dell’incontro tenutosi il 4 dicembre 2018 presso la sede di sede di Qwant Italia. Ecco gli incipit emersi in una visione di “bit sostenibile”: l’uomo non deve diventare merce attraverso l’uso di dati con i quali i Big Five sono in grado di intervenire su più piani, sino a far divenire “manipolazione” quella che avrebbe dovuto essere invece una visione in cui, pur sempre in una dinamica di business, si trattava su una base di partenariato con il
proprio utente.

Sintesi dei contenuti

Il tavolo “Una società software dominante” si è focalizzato sul tracciamento selvaggio, sul turbo-capitalismo e sul presunto trusting esercitato nel mondo digitale. Tutta la spinta evolutiva si basava su valori sicuri, quelli che hanno permesso agli inizi il decollo di questo grande miracolo tecnologico: attenzione alla persona, riscoperta dei valori personali, massimo rispetto per l’area personale uniti da un grande e unico driver: condividere. Ecco che allora emergono sofferenze e distorsioni per le quali, dal pensiero comune di questo tavolo, è emersa la parola chiave “maturare consapevolezza personale”, certamente aiutata da un sistema attento al momento formativo, eventistico ed editoriale. A molti è parso necessario anche l’approntamento di regole a cui attenersi,
regole che, per la natura stessa della rete, liquida e in divenire continuo, devono espletarsi in modalità elastica ma non per questo meno severa. Tra le molte proposte emerse: una carta digitale con la quale approvare la condivisione di dati da parte delle aziende; abbracciare la blockchain come tecnologia garante di monitoraggio diretto da parte dei singoli; affidarsi ad organismi di auto-disciplina piuttosto che ad interventi dall’alto. Sono stati citati più volte gli interventi anti-trusting ad opera dell’Unione Europea verso i colossi digitali che, seppur in ritardo, sono stati gli unici segnali organici nel mondo.

Presenti tavolo tematico
  • Fabiano Lazzarini, Qwant Italia
  • Fabrizio Bellavista, Emotional Marketing Lab
  • Antonio Cirella, Digital Guys
  • Luisa Cozzi, Digital PR e Lavoro da Favola
  • Massimo Giordani, Blockchain Council
  • Simone Tornaghi, Wiko
  • David Casalini, StartUpItalia
  • Tommaso Correale Santacroce, Fondazione Bassetti
  • Ivano Labruna, Salusbank
  • Emil Abirascid, giornalista Startup Business
  • Alessandro Donadio, Key2People.

2° Tavolo tematico: Vero, verosimile, falso – QWANT, 4 dicembre 2018,

risolvere la problematica attraverso la semplicistica divisione
vero/falso potrebbe non essere una risposta sufficiente in una
società che vede aumentare esponenzialmente la propria
complessità

Sintesi dei contenuti

Risolvere la problematica attraverso la semplicistica divisione vero/falso potrebbe non essere sufficiente in una società che vede aumentare esponenzialmente la propria complessità e la partecipazione ed interazione di milioni di persone. Si è perciò parlato dei seguenti argomenti: la costruzione dell’opinione e la sua manipolazione; la creazione di consenso o di riprovazione sociale, spesso accompagnata da una totale mancanza di
capacità di confronto; gli interessi economici degli editori e il ruolo del giornalista nei media convenzionali e in rete. Questi temi sono stati al centro della discussione che ha affrontato le problematiche di chi produce informazione e di chi la consuma, in una realtà in velocissimo cambiamento che vede sempre meno differenza fra il producer e il consumer. In discussione i seguenti principi fondamentali: la difesa del diritto d’espressione e la necessità del controllo, la libertà d’opinione e la competenza; tutto questo deve per forza trovare un equilibrio con una policy di regole condivise che ci permettano di creare una nuova cultura della comunicazione capace di confrontarsi da una parte con le prossime tecnologie della AI applicate ai media, dall’altra con il difficile compito di ricostruire un pubblico di lettori capace di distinguere, richiedere ed apprezzare la comunicazione di qualità.

Presenti tavolo tematico
  • Alessandro Cederle, L’Eco della Stampa
  • Stefano Lazzari, Digital Guys
  • Simona Labianca, Shin
  • Monica Viani, giornalista & blogger FameliciCulture
  • Giovanni Blasi, Studente
  • Roberto D’Apolito, ANSA
  • Lorenzo Guerra, Start Up Italentfood
  • Antonio Affinita, Moige.

tavolo tematico “blockchain ed ethos”, 13 marzo
2019, talent garden, 13 marzo 2019, digital week

3° Tavolo tematico: Blockchain ed ethos, Talent garden @ Digital Week -13 marzo 2019

“Quale opportunità porta la Blockchain nell’applicazione dell’etica all’interno della digital transformation?”. Questa la domanda attorno alla quale si è concentrato il Tavolo Tematico sull’Etica Digitale organizzato da Digital Guys alla #MilanoDigitalWeek. L’obiettivo di questo nuovo incontro, è stato quello di concentrarsi su una semplice (si fa per dire) questione: il rapporto tra la Blockchain e l’Etica, in un incontro che ha visto profili molto diversi tra loro riuniti per tre ore. La tecnologia muove infatti grandi opportunità ma solleva contemporaneamente interrogativi complessi sull’impatto nei riguardi del lavoro, della privacy, della sicurezza, dell’inclusione e dell’equità. Nel III millennio l’etica è diventata un asset fondamentale dei processi innovativi e non un mero supporto e quando si parla di digital transformation una delle più diffuse buzzwords è sicuramente il termine Blockchain.

Gli interventi

Su Blockchain ed Ethos hanno condiviso dunque i 23 partecipanti al Tavolo Tematico all’interno del Talent Garden nello spazio di Tutelio (start up che tratta della tutela dell’ingegno attraverso la Blockchain: proteggere le idee e scendere in campo per difenderle in caso di plagio, contraffazione o uso illecito), cercando di capire se davvero l’innovazione di questa tecnologia può portare vantaggi (e come) allo sviluppo del tema
dell’etica unito a quello del digitale. Si sono così toccati numerosi e delicati focus attorno alla tecnologia digitale: la veridicità, la sicurezza e la certificazione dei dati e l’eticità degli algoritmi, tutti aspetti intrinseci alla Blockchain e alla sua applicazione. Si è riflettuto anche sul suo impatto sociale, sulla libertà che la Blockchain può portare per la mancanza di autorità verticale che significa però anche assenza di regolamentazione e sulla sua trasparenza eccessiva che potrebbe, in taluni casi, diventare addirittura pericolosa e distopica. Più in generale, si è proposto un codice di etica e si sono approfonditi temi come la consapevolezza e l’educazione, la cultura tecno-umanista fatta di anima e tecnologia e la priorità della condivisione e delle emozioni.

Si inizia con Alberto De Luigi, Bitcoin evangelist (albertodeluigi.com), che ha dato chiarezza immediata all’argomento risultando uno dei pilastri attorno al quale si è dipanata la conversazione. Ha esordito affermando che “definire la tecnologia è fondamentale. Sgombriamo il campo dalle informazioni sbagliate: spesso aziende e banche utilizzano il termine Blockchain come buzzword e come strumento di marketing senza fondamenta. Molti consulenti si convincono che la Blockchain abbia una qualche utilità per il loro business, ma questa è troppo spesso pari a zero. Per tutto il business che oggi conosciamo e che si può ottimizzare attraverso le tecnologie già esistenti solo una piccolissima parte può migliorare con la Blockchain. Si dice che questa possa aiutare la tracciabilità di un prodotto o di una filiera, ma a questo scopo la Blockchain non è efficace. La Blockchain non può certificare un evento che è accaduto al di fuori di essa,
bensì è un sistema auto-referenziale per cui la sicurezza sul dato c’è solo se questo è nato al suo interno. Come strumento valutario funziona proprio perché il Bitcoin è un dato informatico che nasce e si muove esclusivamente all’interno della Blockchain. L’unica applicazione per cui la Blokchain oggi può essere sfruttata con profitto al di fuori dello strumento valutario, è quella di timestamping di un documento digitale, per dimostrare che esso era ad esistenza in un dato momento. Da questo punto di vista è uno strumento formidabile per la notarizzazione, specialmente di documenti digitali, come ad esempio un brevetto”.

Fabiano Lazzarini, Country Manager at Qwant, è invece partito da un esempio, premettendo che “per poter dominare i dati e le informazioni ogni nazione o potenza porta avanti le proprie strategie. La cronaca ci suggerisce la possibilità che il governo cinese, attraverso le sue tecnologie esportate in tutto il mondo, stia attuando un programma di controllo e di ingerenza, che peraltro gli USA realizzano già da tempo: basti pensare alla pervasività di Google. Uno degli strumenti per contrastare lo sfruttamento del dato da parte delle grandi aziende della rete è quello di creare un nuovo rapporto con l’utente finale, remunerandolo per la cessione dei suoi dati attraverso le criptovalute; già esistono esperimenti che vanno in questa direzione. Credo che la remunerazione del dato non sia solo un incentivo per rendere più corretto il rapporto fra i detentori del potere online e le persone, ma anche un modo per farle diventare più consapevoli del valore del dato che
ora cediamo gratuitamente”.

Gualtiero Giuliani, E-Learning specialist and ICT trainer, ha sottolineato come “l’etica nel digitale funziona se c’è consapevolezza; essa è la chiave per guardare più in generale tutto il mondo della trasformazione in corso. Ognuno sceglie per sé: il problema da cui ripartire è quindi la consapevolezza dell’individuo e il fatto che l’identità fisica e digitale non sono due cose separate. Fino a quando non si prenderà globalmente coscienza di questa banalissima considerazione non sarà possibile fare scelte consapevoli”.

Luisa Cozzi, Digital Communication & PR, in sintonia con Giuliani, aggiunge che “cultura, consapevolezza e lungimiranza non possono mancare su questo tavolo di discussione che, se parte da principi etici che mettono l’uomo al centro, non può esimersi dall’approfondire, studiare e capire il cambiamento e dall’informare continuamente le persone che ancora non sanno o non hanno capito cosa stia accadendo e quali valenze e valori la tecnologia (o in questo caso i bitcoin e la Blockchain), se posta al servizio
dell’uomo, porta con sé”.

Ivano Labruna, CEO Salusbank, si è presentato come “amministratore delegato di una azienda che si occupa di raccogliere dati sanitari, per questo siamo molto attenti all’innovazione che può portare. Quest’anno i nostri tecnici hanno proposto di trasferire i dati che possediamo in Blockchain: proprio per sopperire alla mancanza di precisione e di aggiornamento dei dati della propria cartella clinica abbiamo pensato di remunerare le persone che hanno fatto questa operazione attraverso una nostra criptovaluta speciale. I dati scritti vengono inoltre forniti in forma anonima alle aziende farmaceutiche e agli studenti per ricerche e approfondimenti. Ci rendiamo conto che il percorso non è completo ma comunque lo abbiamo intrapreso …”

Sara Noggler, membro Comitato Scientifico San Marino Innovation – Blockchain, Public Affairs Consultant e Advisor presso JUR, ha sottolineato il proprio ruolo nel comitato scientifico San Marino Innovation, un’azienda governativa che risponde alle Segreterie di Stato della Repubblica di San Marino, che da poco ha emesso una legge per normare e garantire lo sviluppo e l’implementazione della Blockchain. “Lo abbiamo fatto perché ci è sembrata una tecnologia rivoluzionaria che davvero potrebbe avere un forte impatto sulla società. Da subito si è ritenuto indispensabile che Democrazia e Stato lavorassero insieme per favorirne lo sviluppo; per noi il ritorno alla sovranità del cittadino nella gestione del dato è infatti fondamentale e la Repubblica di San Marino ha cominciato a regolamentare una piccola parte di iniziative per implementare questa tecnologia nelle attività giornaliere quali cittadinanza digitale, transazioni finanziarie e possibilità di crowdfunding per le imprese, cercando di dare una cornice che permetta a persone e aziende di utilizzarla davvero all’interno di un ecosistema tecnologico certamente complesso; il fatto che San Marino sia una nazione dai contorni molto contenuti ci è d’aiuto, siamo un vero e proprio LAB: mi sembra infatti impensabile attuarlo ora, per esempio, in uno Stato come l’Italia; a noi è piaciuta l’idea di essere una nazione pilota, un po’ sull’esempio dell’Estonia, con tutte le caratteristiche della nostra cultura”.

Lorenzo Guerra, co-founder Italentfood, ha affermato che il suo “interesse verso la Blockchain riguarda le potenzialità che questa tecnologia potrebbe esprimere nella verificae salvaguardia dei prodotti della filiera agroalimentare italiana, soprattutto rivolta al valore dei nostri marchi che vengono contraffatti all’estero”. Un argomento che è legato alla sua start up e che nel futuro prossimo crescerà senz’altro di valore.

Alessandro Donadio, HR Innovation Lead e Associate Partner Key2People, ha espresso le sue riflessioni circa “l’apporto che potrebbe dare la Blockchain nella relazione fra le persone e i processi organizzativi e in quella fra la persona e il dato, intendendo quest’ultimo come l’elemento base per dipanare la complessità in cui siamo tutti coinvolti, cioè le relazioni con i clienti, le valutazioni delle performance e la decisone sulle competenze delle persone. Potrebbe la Blockchain fornire uno strumento validante più efficace, in cui l’utente finale è partecipe del processo, lo produce e lo usa? Le tecnologie sono ecosistemi complessi che però non producono etica al proprio interno (la tecnologia di per sè non può essere ‘etica’) e anche la Blockchain dovrà rispondere a noi – cittadini, utenti, persone della propria potenzialità; saremo sempre noi a valutarla, agendo, di volta in volta, con la dovuta attenzione. Ripeto: una tecnologia di per sè non può essere etica/non etica”.

Edoardo Vecchio, founder at Coin Society, concorda “nella valutazione che ancora esiste una grande confusione su cosa sia e cosa la Blockchain possa effettivamente fare meglio dei sistemi attualmente in uso (alcuni da tempo). Satoshi Nakamoto (l’inventore dei bitcoin) non ha mai usato il termine Blockchain; il nome è stato inventato in seguito (Sakamoto ha sempre parlato di ‘chain of block’) e dunque possiamo definire i bitcoin come un sistema pubblico, condiviso e disintermediato che si distingue dalle ‘Blockchain private’. L’unica applicazione della Blockchain che è risultata efficiente al momento è quella della transazione monetaria, in cui si ha effettivamente un’applicazione dell’etica. La Blockchain garantisce infatti una vera privacy finanziaria, fornendo un’alternativa digitale al cash, che non esisteva prima del 2009. Ora si può dunque avere denaro digitale che non è replicabile e che può essere scambiato senza sapere con chi sto facendo una transazione. Rispetto ai sistemi precedenti, come la carta di credito, che è uno strumento adattato alla transazione digitale del denaro, il bitcoin è il suo superamento in quanto consiste in una tecnologia nata e sviluppata dentro la rete e osteggiata sia dagli Stati nazionali (gli unici detentori della possibilità di generare moneta) sia dai grandi gestori delle transazioni come Paypal”.

Massimiliano Cantafia, area Promozione e Sviluppo FonARCom, è intervenuto sottolineando che “personalmente ho molte resistenze sulla Blockchain e i bitcoin perché vedo in essi sicuramente una grande opportunità ma mi preoccupa l’assenza di regolamentazione. Se da una parte, infatti, la Blockchain è senz’altro un forte stimolo alla democratizzazione dei processi, dall’altra l’assenza di un regolatore è quanto di più controetico possa esistere. La Blockchain tecnologicamente ha strumenti molto chiari e irreversibili che la autoregolano al suo interno ma l’idea che una comunità di persone che ha un interesse comune determini i limiti e ponga le condizioni di regolazione su un qualsiasi fenomeno che coinvolga tutta la popolazione è per me la maggior garanzia di democratizzazione, pur con tutti i fallimenti o i punti di rischio che possiede. Non mi sembra che in questo momento la Blockchain dia queste garanzie. Ripeto: sto parlando dello stato attuale dello sviluppo di questa tecnologia, non del futuro”.

Claudio Tancini, founder Informatica Solidale ONLUS, ha ripreso il flusso della conversazione (il suo intervento è stato condiviso insieme a Claudio Pastore, chief Executive Officer Cianquantaeventi): “nella nostra attività abbiamo costituito da una quindicina d’anni una ONLUS ‘informatica solidale’ che ha come obiettivo quello di mettere la nostra esperienza di informatici al servizio della società. Dal sociale all’etica il passo è stato breve e una delle iniziative che abbiamo avviato è stata quella di sensibilizzare gli informatici ai temi dell’etica e far crescere una visione responsabile. Tornando alla Blockchain, se esaminiamo quello che sta succedendo in tutte le aree di interesse del software, vediamo che le condotte etiche si stanno spostando dai comportamenti umani agli algoritmi. Sempre di più chi codifica, dunque anche la Blockchain, deve pensare che quello che sta costruendo avrà un impatto sulle persone e sulla società. Ma come può uno sviluppatore riconoscere ciò che etico da ciò che non lo è? Per questo abbiamo elaborato un codice etico che certamente non è la soluzione ai problemi ma un modo per dare alcune linee guida. Abbiamo preso spunto dall’associazione americana ACM (Association for Computing Machinery) e lo stiamo testando per capire quanto è veramente implementabile”.

Andrea-Rubes Albinati, board at The Blockchain Council, ha preso la parola, evidenziando che “c’è un enorme ‘hype’ attorno al tema Blockchain, creato anche dai vendor che propongono soluzioni e applicazioni non sempre completamente attinenti alle caratteristiche intrinseche della tecnologie. L’utilizzo della blockchain per applicazioni diverse dalla gestione di transazioni di asset completamente tokenizzati, digitalizzati o digitalizzabili ha generalmente poco senso e va valutata con estrema attenzione (questo aspetto è stato trattato anche in taluni interventi precedenti). Secondo me la reale applicazione su larga scala della blockchain fa riferimento ad una società ‘cashless’ in cui gli asset possano essere “creati”, “emessi”, “stampati” direttamente in Blockchain: azioni, obbligazioni, titoli finanziari, quote societarie anche di srl, titoli rapprensentativi di crediti e diritti o, addirittura, la stessa moneta di banca centrale. Siamo ovviamente molto distanti da questa situazione. Non è detto che succeda mai perché le difficoltà sono enormi. Si stanno facendo dei passi in avanti in questa direzione, per esempio in Australia si sta ri-progettando parte dell’infrastruttura del mercato finanziario basandola sulla blockchain. Tornando al tema principale della tavola, per adesso si è parlato solo di aspetti “positivi” e di miglioramento degli aspetti etici, in cui la blockchain può essere la tecnologia abilitante. Vorrei andare, invece, contro corrente e sottolineare alcuni rischi potenziali dell’applicazione su larga scala della blockchain, se e quando accadrà. In estrema sintesi il bitcoin e la blockchain nascono come espressione della massima decentralizzazione, ma potrebbero diventare uno degli strumenti di massima centralizzazione e di controllo totale. La somma della tracciatura completa di ogni azione tramite i nostri dispositivi digitali, della digitalizzazione del danaro e delle transazioni, e dell’adozione della blockchain rischia di diventare una possibile “piattaforma” di controllo estremamente capillare delle persone che, nelle mani sbagliate, potrebbe essere molto pericoloso. Questo potrebbe essere il potenziale rischio tra qualche anno”.

Fabrizio Bellavista ha sottolineato come “bisogna concentrarsi sull’evoluzione umana; la rivoluzione digitale è nata in uno strano crogiuolo di contaminazioni che ha ‘fornito’ la base culturale sulla quale è stata inseminata la Interactive Age. Fenomeni tra loro molto lontani si sono svolti ed intrecciati contemporaneamente in un’area di neppure 50 km quadrati attorno alla Silicon Valley. Partendo dalla spinta culturale della Beat Generation sino al movimento degli hippies con migliaia di comunità, passando dalla nascita delle Scuola di psicoterapia di Palo Alto e, poco lontano, dalla nascita della PNL nell’Università di San Diego insieme con la prima connessioni Internet avvenuta con lo Stanford Research Institute (sempre nella Silicon Valley), si è formata in quegli anni una cultura alternativa. Stewart Brand, Steve Jobs, Stephen Wozniak e decine di altri informatici si trovavano a dare vita ad una cultura tecnoumanista che è stata spesso comparata al Rinascimento italiano. Quella spinta evolutiva
ed emotiva nata dalla contaminazione tra tecnologi, artisti, psicologi ed informatici si sta però esaurendo: la Silicon Valley non è più un mito! La Blockchain ha ridato visibilità ai valori fondanti delle Interactive Age e per questo dobbiamo esserle grati. Ma resta un problema: dobbiamo ricompattare l’umanesimo con la tecnologia. Abbiamo visto, ad esempio, quale enorme errore nello sviluppo dell’Europa Unita sia stato quello di partire dalla moneta unica e non da un processo culturale e di aggregazione umana?”.

Presenti tavolo tematico
  • Alberto De Luigi, Bitcoin evangelist (albertodeluigi.com)
  • Elisa Bettini, Head of Training Division at Giuffrè Francis Lefebvre
  • Stefano Morpurgo, PMP Chief Operating Officer at auticon srl
  • Fabiano Lazzarini, Country Manager at Qwant
  • Gualtiero Giuliani, E-Learning specialist and ICT trainer
  • Ivano Labruna, CEO Salusbank
  • Antonio Cirella, founder Digital Guys
  • Luisa Cozzi, Digital Communication & PR,
  • Sara Noggler, membro Comitato Scientifico San Marino Innovation e Advisor presso JUR,
  • Lorenzo Guerra, co-founder Italentfood,
  • Alessandro Donadio, HR Innovation Lead e Associate Partner Key2People
  • Edoardo Vecchio, founder at Coin Society
  • Massimiliano Cantafia, area Promozione e Sviluppo FonARCom
  • Claudio Tancini, founder Informatica Solidale ONLUS
  • Andrea-Rubes Albinati, board at The Blockchain Council,
  • Luciana Maci, giornalista EconomyUp-Digital360 Group
  • Fabrizio Bellavista, partner Emotional Marketing Lab
  • Stefano Lazzari, founder Digital Guys

4° Tavolo tematico: Corpi, ultracorpi, robot. Etica, corpi e
organizzazioni del III millennio,
Palazzo delle stelline, Festival della Crescita – 19 ottobre 2019

Un tavolo tematico sui cambiamenti di ruolo e identità con al centro l’intelligenza artificiale in chiusura del Festival della Crescita 2019. Essere molteplici, “fuori di noi”, non è più patrimonio di santi o pazzi, è la normale condizione della modernità digitale. Non solo abbiamo identità multiple (i nostri profili social, le mail, le chat, avatar vari, ecc.) che dialogano con un gran numero di persone ma siamo quotidianamente in relazione con algoritmi che ci profilano, ci accompagnano nelle nostre scelte, condizionano la nostra quotidianità e, domani, un domani sempre più vicino, interloquiranno con noi e intratterranno una narrazione del tutto nuova, dove cose e persone si confronteranno da pari a pari. Almeno, apparentemente.

Sintesi dei contenuti

Quali sono i confini tra corpi, ultra corpi e robot? come cambiano le organizzazioni interagenti con essi? quali sono i confini dell’identitàdelle organizzazioni se si modifica l’identità dei suoi appartenenti?
Stiamo già vivendo la fine della specie umana e dunque di tutte le organizzazioni antropocentriche della nostra storia? L’incontro Corpi, ultracorpi, robot in chiusura del Festival della Crescita, il #DigitalGuys Stefano Lazzari inizia con: “Essere molteplici, ‘fuori di noi’, non è più patrimonio di santi o pazzi, è la normale condizione della modernità digitale”; poi il flusso si è fatto subito impetuoso con l’intervento di Stefania Operto il cui lavoro è proprio incentrato sull’identità digitale e sul come l’individuo, la società, il lavoro ne siano profondamente coinvolti in un mutamento senza precedenti: ha parlato di corpi aumentati da Sterlac, artista, ad Harbisson, uomo cyborg, e poi di identità multiple – dai
profili nei social, alle chat, sino agli avatar nei mondi di seconda vita; Giuseppe Langella, uno dei dieci italianisti più importanti, ha tessuto i fili che tengono unite le faccende umane con una digressione sul tema, citando le origini futuriste in cui la realtà aumentata, ante litteram, era definita ‘moltiplicata’, per poi giungere agli scrittori apocalittici degli anni ’70 e
rilevando come quello che è sotto i nostri occhi sia una trasformazione antropologica irreversibile in cui, per esempio, gli oggetti sono diventati, all’interno di similitudini rovesciate, il vero punto di riferimento al posto della natura; Claudio Tancini, fa un passo indietro nei confronti delle frontiere estreme dell’innovazione, ridando così voce a quegli umani (in carne ed ossa) che sono rimasti esclusi dall’onda innovativa dei nostri tempi; Francesco Gallucci e Caterina Garofalo ci hanno portato a passeggiare tra i nostri neuroni per parlare di intracorpi, trascendenza, libertà cognitiva, neuroeconomia al fine di costruire un “uomo sapiens sapiens” che non sia messo alle strette da un proprio impoverimento
cognitivo, come dire: “Ritorno alla mente “…
Ecco gli ultimi quattro interventi: William Nonnis, con il sottolineare la necessità di vivere l’innovazione per prima cosa come un processo culturale, ha sottolineato come queste nostre prospettive, angolazioni e riflessioni nuove in uno stimolante e sorprendente tavolo di lavoro con al centro molteplici aspetti del sapere umano. E’ stato ‘un volo senza cinture
di sicurezza’, invece, l’intervento di Tiziana Cera Rosco che, partendo da una sua sofferenza interiore, è andata a tessere un mosaico di artista sciamanico con il compito impossibile di collegare terra e cieli, tra apocalismi e calchi di gesso per asciugare la febbre esistenziale che ci percuote; in chiusura Leonardo Federighi e Tommaso Correale Santacroce hanno ridato slancio ad una visione ottimistica in cui la tecnologia non può che aiutare lo sviluppo umano e non il contrario… insomma nessun Golem pronto a schiacciarci (Tommaso è partito dalla propria esperienza di teatrante sperimentale sui trampoli per definirli estensioni tecnologiche del corpo). In chiusura una serie di riflessioni che dobbiamo porci e che presto diventeranno di attualità: quale sarà la politica interna alle aziende nei casi di innamoramento tra colleghi umani e colleghi robot? Chi va in pensione e quando? I dipendenti aumentati potranno partecipare alle gare interne sulle performance di vendita insieme ai colleghi umani? Riguardo l’assicurazione malattie: una persona aumentata in che regime sarà classificato? Resta la domanda insoluta: stiamo già vivendo la fine della specie umana e dunque di tutte le organizzazioni antropocentriche della nostra storia? Allo stesso modo dobbiamo essere coscineti di quante nuove professionalità serviranno per fare fronte ai cambiamenti sopra citati… siamo pronti?

Presenti al tavolo tematico
  • Fabrizio Bellavista, digital transformation consultant, partner Emotional Marketing Lab;
  • Stefano Lazzari Digital Content Manager, Co-fondatore DigitalGuys;
  • Stefania Operto,sociologa e ricercatrice;
  • William Nonnis, Full Stack & Blockchain Developer presso Ministero della Difesa;
  • Giuseppe Langella, italianista Università Cattolica Milano, critico letterario, poeta;
  • Leonardo Federighi, Innovation expert & Cloud Service Director at Wiit;
  • Francesco Gallucci, vice-presidente Associazione Italiana Neuromarketing AINEM
  • Caterina Garofalo, presidente Associazione Italiana Neuromarketing AINEM;
  • Tiziana Cera Rosco, poetessa e body performer;
  • Tommaso Correale Santacroce, Digital Content Manager & Video artist, Fondazione
  • Bassetti;
  • Claudio Tancini, founder “Informatica Solidale Onlus”.

1° Tavolo Algocrazia e lavoro , Fondazione Bassetti –
7 novembre 2019

Abbiamo approfondito il mondo del lavoro declinato in una visione equilibrata tra etica esviluppo tecnologico: in ultima analisi riportare l’algocrazia illiberale su un percorso di equilibrio. Il senso di uno smarrimento davanti alla complessità di oggi, c’è eccome ma affrontarlo è inevitabile ed è anche l’unica strada percorribile per avvicinare nel futuro
l’uomo alla tecnologia con un equilibrio alla convivenza sempre più stretta fra società degli uomini e delle intelligenze robotiche. L’attrito incomincia a sentirsi nella società, o almeno, in quella fetta di società umana che sta integrandosi /ibridandosi con la tecnologia, ora soprattutto sul piano dell’introduzione delle tecnologie di AI, BIG DATA E ROBOTICA in quello che più umano non c’è: l’arbitrio su se stesso, e di conseguenza sull’attività che altrettanto più umana non c’è: il lavoro. Emerge la key #consapevolezza

Sintesi dei contenuti

Ne abbiamo parlato alla Fondazione Bassetti a Milano, mettendo al tavolo un eterogeneo insieme di portatori sani di culture diverse, dal marketing alla filosofia, dall’imprenditoria alle istituzioni. Ne è uscito un pensiero sincretico (non poteva altrimenti) che per semplicità e sintetizzerei con #consapevolezza. Per arrivare a questo stato però, a sentire il mood del tavolo il percorso è in salita, e sarà dura. L’esaltazione che noi Geek e tecnoumanisti della prima generazione abbiamo vissuto e trasmesso, si è chiuso nell’attuale difficile rapporto fra le potenzialità delle tecnologie che avevamo annunciato come il mezzo per il riscatto dalla condizione umana, e il potere che invece la stessa tecnologia ha dato ad alcuni a danno degli altri. Della più parte degli altri. E’la distopia del capitalismo del controllo che le cinque sorelle digitali, Facebook, Amazon, Google, Apple, Microsoft hanno creato malgré eux, come angeli caduti, dalle loro migliori intenzioni. Ma è proprio ora, e dalla stessa materia dei sogni dei colossi della Silicon Valley, che può ripartire un disegno che riporti l’algocrazia illiberale su un percorso di equilibrio, un percorso di governo e non di controllo sulle/delle tecnologie e che può partire – non a caso
– dalla vecchia Europa.Si tratta di reimmettere un fattore, di aggiungere una variabile all’algoritmo della surmodernità che ristabilisca il governo sugli Oracoli digitali.

Vogliamo introdurre, e noi Digital Guys ci facciamo portavoci, una Quota H (come Human, o una sua doppia versione in NH, NeuroHuman ) nei processi e nelle imprese dell’innovazione tecnologica. Quota H che sappia essere un interlocutore consapevole delle risposte che ci vengono proposte dai big data e IA, che “Come oracoli moderni sono in grado di fornire – come ci ricorda Paolo Benanti in “Oracoli, tra Algoretica e algocrazia” – risposte a domande che non siamo in grado di fare. La vera sfida è far parlare questo oracolo digitale e capire cosa ci dice” Perché come ci ricorda Eraclito: il signore, il cui oracolo è a Delfi, non dice, nè nasconde, ma significa.” (Sulla natura, frammento 93).
Stiamo vivendo un cambiamento tecno-antropologico in cui l’identità del lavoro sta mutando velocemente all’interno di quella che è ormai a tutti gli effetti una platform society con gli algoritmi al centro. La complessità della situzione si è ben riflessa nel nostro Tavolo Tematico: qui di seguito una serie di parole chiave emerse per andare al di la della mistica dell’innovazione imperante ed innescare nuove idee e processi per rendere più collaborativo e dunque, più a misura di uomo, lo straordinariosviluppo tecnologico in atto. Platform Society in mano a pochissimi che sono diventati in contemporanea anche gli unici
“corpi intermedi” attraverso i quali passano idee, contrattazioni, merci e ideali lasciando latenti problemi di enorme portata come il valore pubblico e il bene comune, equità, accessibilità, sicurezza, protezione controllo democratico e responsabilità. I valori pubblici comprendono ovviamente privacy, accuratezza, sicurezza e protezione, ma riguardano anche effetti sociali più ampi, come equità, accessibilità, controllo democratico e responsabilità. Siamo nell’era digitale e tutto diventa sempre più gestito da sistemi automatici e “intelligenti”. Che ruolo può avere il #marketing in questo scenario? Ma, soprattutto, che ruolo ha l’essere umano?

Presenti al tavolo tematico
  • Cristiano Buffa – Consulente PA founder Time To Net
  • Laura Tettamanzi -Docente Accademia Brera
  • Claudio Tancini – IT Infrastructure & Operations Manager
  • Sarah Afes – Co-founder di Coin Society, Master’s degree dell’università PanthéonSorbonne in business law
  • William Nonnis – Full Stack & Blockchain Developer presso Ministero della Difesa
  • Francesco Gallucci -Neuromarketing
  • Massimo Giordani – presidente Associazione Italiana Studi Marketing
  • Giovanni Lanzone – Business Design consultant and advisor at Business Design in
  • Domus Academy
  • Ivano Labruna – CEO Salusbank
  • Caterina Garofalo – Neuromarketing
  • Francesco Samorè Fondazione Bassetti
  • Tommaso Correale Santacroce Fondazione Bassetti
  • Fabrizio Bellavista – digital trasformation consultant
  • Stefano Lazzari – founder Digital Guys
Parole chiave

Neuroumanesimo; Mistica dell’innovazione; Quota H; Faglie di tensione nei processi innovativi; Troppe storie, troppi commenti, troppi contenuti; La via democratica della blockchain; 45% della popolazione vive in territori marginali; Coscienza/Consapevolezza; redistribuzione; collaborazione/competizione; contro “la conoscenza ad uso privato; Territori marginali versus oligocity; L’algoritmo ammaliante, neuroeconomia.


2° Tavolo Algocrazia e lavoro , Fondazione Bassetti –
20 gennaio 2020

Algocrazia: il potere concentrato nelle mani di poche grandi aziende. Il nostro intento è sollecitare un momento di riflessione nei riguardi di un progresso tecnologico che in questo momento non esprime “senso”, “sviluppo umano” e/o “compartecipazione”. Questa nostra riflessione non è caratterizzata da un orientamento luddista (noi siamo assolutamente schierati per il progresso tecnologico), bensì da una serie di approfondimenti e azioni al fine di rendere più omogeneo e umano-centrico lo sviluppo dell’innovazione. Ritornare alle origini dello sviluppo della reta quando la spinta era caratterizzata da forti valori (condivisione, conoscenza non privatizzata, connessione inclusiva). Creare ponti culturali
in nome di una digital humanity.

Sintesi die contenuti

NeuroUmanesimo. Sul Neuroumanesimo abbiamo una description di Caterina Garofalo: “Mettere il cervello umano al centro dei progetti per creare un nuovo umanesimo neurale, il NEUR(O)UMANESIMO”. Cosa serve oggi all’essere umano per affrontare il cambio di paradigma? Quali sono e quali saranno i nuovi modelli mentali e di pensiero per affrontare il futuro? Serve una effusione culturale che trasferisca le conoscenze sul cervello derivanti dalle neuroscienze in nuovi modelli mentali e di pensiero, perchè siano applicate consapevolmente in tutti gli ambiti della vita delle persone,dal lavoro al business, dalla politica alla religione, dall’ambiente alla famiglia, dall’educazione allo sport, dalla comunicazione alla crescita spirituale. C’è bisogno di un cambio di prospettiva epocale dove la persona, o meglio il suo cervello, non è più il punto di arrivo di tutto il processo ma il punto di partenza.

Presenti al Tavolo tematico:
  • Francesco Samoré, Scientific Director, Fondazione Giannino Bassetti
  • Gaetano Fausto Esposito, economista segretario generale Assocamerestero
  • Maria Elena Iafolla avvocato (specializzata sul diritto dell’informatica e rapporto tra lavoro e nuove tecnologie con Studio Rosiello)
  • Tommaso Correale Santacroce, Digital Content Manager, Fondazione
  • Bassetti
  • Caterina Garofalo, President of Ainem – Italian Association of Neuromarketing,
  • Francesco Gallucci, neuromarketing expert, vicepresident of Ainem
  • Stefano Lazzari, Innovation evangelist, co-fondatore di Digitalguys.it
  • Massimo Giordani, Innovation & Marketing Consultant, presidente AISM (Associazione Italiana Sviluppo Marketing)
  • Fabrizio Bellavista, partner Emotional Marketing Lab

3° Tavolo Algocrazia e lavoro , call conference –
31 marzo 2020

Fabrizio Bellavista: Continua il nostro lavoro sull’algocrazia (stra-potere delle Digital Companies + cambiamento tecno-antropologico in cui l’identità del lavoro sta mutando velocemente all’interno di una Algoplatform Society) e sul “lavorare con l’IA” – IA è sinonimo, in questo caso, di tecnologia di frontiera e non solo di intelligenza artificiale. Stiamo costruendo un nostro possibile intervento al Festival della Crescita di ottobre 2020 (o comunque in ottobre 2020), un intervento costruito come Experience Meeting, un’esperienza cioè articolata in tre direttive: arte, cultura, tecnologia coniugati con l’etica. In questo senso, dunque, l’incontro di ottobre potrebbe avere una parte concettuale – magari esprimibile con un round table – coniugata con installazioni di arte, poesia e tecnologia (anche di neuromarketing) unitamente alla sostenibilità e ad una presenza in Virtual reality.

Gli interventi

Da Francesco Morace una serie di anteprime: il suo nuovo libro uscirà a breve con il titolo “La rinascita dell’Italia”; la programmazione del Festival della Crescita sta subendo alcune modifiche a causa dell’emergenza attuale e ad oggi non è certa la tappa di ottobre 2020 a Milano; questo, invece, è in sintesi il programma 2020 incentrato sull’Etica Aumentata: “per noi sono importanti le parole, soprattutto oggi che il linguaggio si sta impoverendo, in particolar modo nelle aziende, un problema perché il pensiero è fatto di parole e viene da sé che, banalizzando le parole, banalizziamo il pensiero (l’abuso attuale della parola ‘guerra’ è uno degli esempi). Dunque Estetica ed etica aumentata e ritorno ai valori di base con una sorta di filosofia morale.

Massimo Giordani: focus su l’algocrazia riguardo l’analisi dei dati che, in questo frangente di emergenza, viaggiano senza alcun approfondimento e, di conseguenza, sino ad ora, senza la possibilità di essere di utilità. Ne consegue l’aspetto etico e l’aspetto analitico
sull’analisi dei dati è di massima attualità e dunque la ricerca di un equilibrio tra la necessità umano-etica e quella analitica. Riguardo l’accelerazione dell’uso delle tecnologie, il cui utilizzo per la maggior parte dei casi è stato molto lontano dalla media, credo che sia un passo da cui non si tornerà insietro con un ulteriore sconvolgimento dell’identità e il lavoro: è interessante riflettere come una di spazio è primariamente quello di uno spazio mentale che dobbiamo allestire, sia che si tratti di spazio tempo (non ho mai tempo per fare jogging, per esempio…), sia di uno spazio fisico, perché così ci liberiamo da molte cose ormai inutili.

Tommaso Correale Santacroce. Riguardo le iniziative in corso da parte della Fondazione Bassetti, sono stati aperti tre canali di dialogo:
-il primo è quello delle 5 domande poste da Piero Bassetti sul post Covid –
-il secondo è un post che è la raccolta di progetti vari riguardanti il Covid ed il dopo-Covid;
-il terzo fronte riguarda un dialogo sui diversi approcci in Europa prettamente politici su come affrontare l’emergenza. Riguardo le identità: con l’epidemia si sono compresse tutte in un solo luogo e, in un certo senso, il gioco è far confluire tutti i nostri aspetti in uno unico ma primario, quello di convivenza o non convivenza con l’altro. Mi sembra una sfida importante. Finalmente lo smart working è diventata una realtà, con evidenti vantaggi sia per l’azienda sia per le persone.

Francesco Gallucci: Proviamo a costruire la ripartenza su basi nuove, includendo anche la ridefinizione del campo semantico su cui stiamo ragionando, in modo che i nuovi parametri di riferimento siano diffusi e facciano da barriera a scenari distopici. Educazione, welfare, i valori alla base della nostra civiltà. La nostra storia non è solo una spiccata propensione verso il bello ma anche un doloroso percorso che ci ha permesso di sedimentare una serie di valori che negli ultimi tempi sono stati messi da parte. Proposta: per la ridefinizione del campo semantico abbiamo lanciato la call ‘Inspiring Words’ in Facebook, Instagram e Linkedin.

Caterina Garofalo: Queste 100 parole significative saranno postate nei prossimi tre mesi sui social e al termine dei tre mesi le parole saranno al centro di una doppia ricerca: a)verranno sottoposte ad un panel di 7.500 italiani per una survey atta a focalizzare, per esempio, qual è la percezione attuale e quale sarà quella futura di un’identica parola; b) a questo step ne seguirà uno ulteriore, una ricerca di neuromarketing per monitorare lo stimolo che arriva al cervello e le emozioni che esse susciteranno nella mente. Il risultato di questa ricerca si comporrà in un libro che potrebbe confluire nell’evento di ottobre 2020. Il neologismo Neuroumanesimo va in questa direzione: mettiamo al centro l’uomo, consapevoli che in verità trattiamo con la sua mente (non nel senso di mero organo ma di sistema), cioè l’alfa e l’omega della nostra vita. Conoscere maggiormente l’attività cerebrale serve a costruire una società veramente a misura d’uomo”.

Luisa Cozzi: “porto a questo tavolo la mia esperienza di coordinatrice di un format televisivo, ‘Poetando’, trasmissione sulla poesia all’interno di una piccola Tv locale che ha fondato la propria linea su questo antefatto: dare spazio alla poesia, alla linea dantesca, la meno frequentata ma la più valoriale nei confronti delle altre (prima fra tutte quella petrarchesca).
Noi portiamo avanti le istanze della Poesia sociale, politica ed etica partendo da Dante, proprio nell’avvicinarsi (2021) della ricorrenza dei 700 anni dalla morte del sommo poeta. La proposta di conseguenza in prospettiva del Festival della Crescita di ottobre sarà sviluppare un progetto in questo senso; ricordiamo come Dante sia parte del movimento umanista ed abbia sintetizzato l’etica con l’estetica.

Maria Elena Iafolla riguardo le due precedente proposte Quota H e Codice di Autodisciplina Digitale: “faccio fatica ad immaginare di costringere le aziende digitali ad accettare obbligatoriamente una Quota H, ma la possibilità di coinvolgerle sì, la vedo possibile previa una stesura più precisa delle idee che forse potrebbero prendere la strada di diventare una sorta di manifesto della Quota H (vi ricordo che comunque anche la
Quota Rosa ha avuto molte difficoltà nell’affermarsi). Riguardo alla riscoperta dei diritti fondamentali, un aspetto particolare va sottolineato in riferimento allo smartworking: grande innovazione positiva ma con qualche problematica: a casa si lavora di più e per un impiegato abituato a perdere tempo… A casa si inizia prima e si finisce dopo; un altro aspetto riguarda la difficoltà a staccare e il tecno stress e la difficoltà di controllo a distanza del lavoratore attraverso il monitoraggio della propria connessione.Tutto ciò ci obbliga a ripensare all’uomo ed al suo modo di lavorare”. Riguardo le proposte di azioni concrete in tema, alle due precedenti (‘Quota H’ e ‘Codice di autodisciplina digitale’) si è aggiunta anche lo ‘Smartworking Sostenibile’, tema estremamente di attualità e
portata”.

Francesco Morace: “ho il piacere di condividere un po’ di evidenze: stiamo facendo un lavoro di ricerca da circa un mese sulle persone diversamente costrette alle quarantene, raccogliendo quindi feedback e una serie di impressioni da parte di chi sta recluso da poco e/o da tanto tempo. Chiaramente, dal punto di vista sociologico, questa è un’occasion irripetibile per venire in contatto con aspetti particolari… I comportamenti che ora sono stati imposti sarebbe erroneo darli come acquisiti… Un paio di cose a latere di quello che si è detto oggi: non esiste una linearità così strutturata nell’animo umano, con grandi differenze in base alle culture di riferimento. Per esempio, la cultura anglosassone vede il distanziamento come un fatto abbastanza naturale ma dovrà far fronte ad estremizzazioni che potrebbero sfociare in iper-controllo e sospetto.

Partecipanti
  • Maria Elena Iafolla, avvocato, specializzata sul diritto dell’informatica e il rapporto tra lavoro e nuove tecnologie
  • Francesco Morace, Sociologo e saggista, founder Future Concept Lab e Presidente del Festival della Crescita
  • Tommaso Correale Santacroce, Digital Content Manager, Fondazione Bassetti
  • Caterina Garofalo, President of Ainem – Italian Association of Neuromarketing
  • Francesco Gallucci, Neuromarketing expert, Vicepresident of Ainem
  • Stefano Lazzari, founder Digitalguys.it
  • Annalisa Rosiello, founder Studio Legale Rosiello, avvocato giuslavorista, Consigliera di Fiducia Politecnico Milano
  • Luisa Cozzi, Digital PR e Direttore editoriale di Poetando
  • Massimo Giordani, Innovation & Marketing Consultant, presidente AISM (Associazione Italiana Sviluppo Marketing)
  • Fabrizio Bellavista, Digital marketing consultant, partner Emotional Marketing Lab.

Think Tank Innovazione Responsabile

un momento di riflessione nei riguardi di un progresso tecnologico che in questo momento non esprime “senso”, “sviluppo umano”, “compartecipazione”.

L’obiettivo è portare un contributo come gruppo di studiosi e società civile nell’ambito del Piano nazionale innovazione 2025 presentato dal ministero dell’Innovazione con tre proposte concrete (v. infra).
Nel piano succitato ci sono diversi punti (17, AI ethical LAB-EL; 18: Il sabato del futuro e 19 Un anziano, un tablet e un sorriso per l’innovazione digitale) che ci hanno indotto a contattarvi per proporre le idee che stanno maturando all’interno del nostro think tank all’interno del costituendo comitato composto da soggetto pubblici e privati previsto dal punto 17.

Premessa: la tecnologia come “cultura dominante”

La tecnologia deve essere integrata ed interagente con il pensiero che guida le scelte e non diventare essa stessa “cultura dominante”.
Questa nostra riflessione non è caratterizzata da un orientamento luddista (noi siamo assolutamente schierati per il progresso tecnologico), bensì da una serie di approfondimenti e azioni al fine di rendere più omogeneo e umano-centrico lo sviluppo dell’innovazione. In questa nostra ricerca traiamo spunto dalle origini dello sviluppo della rete quando la spinta era caratterizzata da forti valori (condivisione, conoscenza non privatizzata, connessione inclusiva).

Segue: brevi riflessioni nei confronti dei corpi, degli ultracorpi e dei robot guidati dall’intelligenza artificiale

Nella mutazione in corso non incorre soltanto il corpo fisico dell’uomo, ma anche il corpo sociale, politico, economico, i “corpi intermedi” e lo scenario intero della nostra civiltà.

L’insieme di questi corpi e di menti s’ibriderà sempre più intimamente in una condizione di ambiguità tra fisico e digitale, tra intelligenze artificiali e naturali, tra cibernetico e biologico che non ha esempi nella nostra storia, e che ci porta a riconsiderare, completamente la nostra integrità e unicità – la nostra umanità, il nostro Soma – alla luce di un’evoluzione culturale e tecnologica che ci sta portando, di fatto, su strade inesplorate. Le organizzazioni: memoria, identità, senso di appartenenza, ruoli… in quali corpi saranno ancora rintracciabili? Le aziende del III millennio saranno ancora antropocentriche?

Tre proposte per il comitato “Alleanza per l’intelligenza artificiale sostenibile” (AI ethical Lab-El)

Dunque il nostro intento è creare ponti culturali in nome di una digital humanity e di un augmented management in cui l’essere aumentato non si riferisce soltanto all’apporto tecnologico bensì anche a quello creativo-umano.
Con queste premesse vogliamo presentare tre proposte concrete che possono essere espressione della vision appena enunciata.

Eccoli i tre punti, tutti e tre indirizzati alle aziende del settore digitale.

QUOTA H

Si ipotizza la necessità di una “Quota H” (similarmente alla Quota rosa) che, all’interno delle digital company, incentivi le assunzioni di profili provenienti da studi umanistici. Un’intera generazione di digital company si è trovata ad avere tra le mani, una forza ed un potere inaspettato, a volte pericoloso, quasi sempre comunque sbilanciato, senza cultura e regole. Queste organizzazioni hanno affrontato il processo innovativo come se si trattasse di un ecosistema perfetto, in grado di auto-alimentarsi con equilibrio: questo, come era facile prevedere, non è avvenuto. La complessità dell’attuale società richiede una serie di figure diverse, multidisciplinari e tecno umaniste. Uno degli agenti di cambiamento potrebbe essere quello di aumentare la composizione umanistica all’interno di queste organizzazioni, appunto attraverso la proposta (non obbligo) di aumentare la Quota H.

GIURÌ DI AUTODISCIPLINA DIGITALE

 Di fronte alle evidenze ed ai pericoli più sopra sottolineati, (sempre riferite alle digital companies), è necessario pensare a nuove metodologie di monitoraggio. Premessa: sappiamo bene quanto sia difficile promulgare leggi che vadano in profondità per quanto riguarda il mondo innovativo-digitale. Quindi, fermo restando tutte le iniziative (sacre!) che, per esempio la UE ha varato in questo senso, la proposta di un Giurì che riunisca una serie di grandi aziende digitali unitamente a figure che fungono da punti di riferimento dello sviluppo umanistico-digitale e a rappresentanti della società civile, potrebbe sortire risultati migliori di qualsiasi intervento censorio. Quindi un Giurì multidisciplinare con al centro i rappresentanti delle aziende digitali per discutere e condividere le istanze che provengono dalle persone (attraverso per esempio un monitoraggio del sentiment presente nei social network) e che vanno ad analizzare le varie situazioni che vede il mondo digitale sempre più potente e solo nella gestione del potere. L’autodeterminazione, tra l’altro, è un valore molto in auge nell’epoca attuale e ben visto comunque dal caotico mondo dell’innovazione in generale. La domanda è: la situazione generale è talmente fuori controllo che anche le digital companies ne stanno prendendo coscienza? Ci sono dei possibili spunti da cogliere dall’esperienza del Giurì di Autodisciplina pubbicitaria

SMART WORKING SOSTENIBILE

Il grande sviluppo impresso allo smart working dalla recente epidemia ci obbliga ad una veloce serie di riflessioni per ottimizzare il progetto e sottolinearne le manchevolezze anche dal punto di vista giuridico. Il filosofo Floridi afferma “non si può più parlare di on line e off line ma di OnLife”. Ma quali sono le implicazioni della visione OnLife, coinvolgendo immediatamente il diritto alla disconnessione: stiamo parlando della conciliazione vita-lavoro soprattutto in un’ottica di smart working. OnLife significa lavorare sempre?


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