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Con Office Observer alla Digital week presentiamo una puntata speciale di RADIODESIGN, la musica che il design ha attraversato dedicato (inevitabilmente) alla IA.

Torna con la sua sesta edizione Milano Digital Week, la più grande manifestazione italiana dedicata alla cultura e all’innovazione digitale, promossa dal Comune di Milano e realizzata da IAB Italia, Cariplo Factory e Hublab.


Siamo giunti alla terza edizione di Radiodesign, il podcast che i Digguys Danilo Premoli e Stefano Lazzari hanno caparbiamente realizzato, raccogliendo decine di playlist e altrettante interviste a creativi, architetti, designer, manager e imprenditori perseguendo lo stesso obbiettivo: fargli confessare le proprie passioni musicali. E ora, al tempo della IA non possiamo esimerci anche noi dall’affrontare il problema.

E lo facciamo alla grande, prendendo gli appunti della decima e incompiuta sinfonia del colosso Beethoven lasciati in eredità dei posteri, e data in esame ad una Intelligenza artificiale che l’ha completata.

Fu vera gloria? Plagio o colpo di genio? abbiamo deciso di sentire cosa ne pensano i protagonisti-autori delle playlist invitati nella seconda stagione di RADIODESIGN: Davide Angeli, Baldessari e Baldessari, Franco Broccardi, Andrea Burgio, Gianluca Burgio, Enrico G. Cleva, Giano Donati, Massimo Faranda, Mario Gerosa, Jacopo Giliberto, Giovanni Musica, Luciano Pagani, Antonio Perazzi, Ezio Rendina, Silvia Robertazzi, Massimo Salamone, Giorgio Scianca, Andre Straja, Marco Tortoioli Ricci, Mario Trimarchi.

Ci troviamo venerdì 6 ottobre alle 18.00 a “CREATIVITÀ E IA” presso lo Showroom La Boutique, in via G. Pisoni 6.
L’ingresso è libero, ma è gradita la conferma della partecipazione chiamando lo 02 83544904.

I partner di questo evento sono : Tempini1921, Sforzin Illuminazione, Office Observer, e dulcis in fundo, Digital Guys.

2 thoughts on “Ma è lui o non è lui? Autorialità fra IA e artista, parliamone.

  1. Domanda interessante, se si pensa che il celeberrimo Adagio di Albinoni è stato scritto da Remo Giazotto a metà del 900 il quale dichiarò che il brano fu composto da lui in base ad una serie di frammenti dello spartito originale che sarebbero stati trovati nella biblioteca statale della Sassonia. Il brano nel 1998 fu attribuito definitivamente a Giazotto ed è attualmente considerato una composizione non autentica di Tommaso Albinoni. Questo perchè non furono mai trovati i frammenti originali citati dallo stesso, altrimenti la questione della definitiva attribuzione si sarebbe giocata sulla percentuale fattuale di creatività che ognuno dei due aveva messo nella composizione. Ed è esattamente su questo concetto che si è basata la Cassazione nella sentenza del Gennaio 2023 che ha stabilito “che un’opera realizzata con l’intelligenza artificiale è frutto dell’ingegno dell’utente, ma rimane necessario verificare se e in quale misura l’utilizzo del software ha assorbito l’elaborazione creativa dell’artista”.

    1. Dario, un commento illuminante e pertinente. Indipendentemente dall’hype che solleva la AI, la dinamica autorialità nelle opere apocrife non si esaurisce nella tecnologia. Musica, pittura, letteratura; hai voglia a trovare casi!
      Ora ascolterò l’Adagio di “Albinoni” (anche) con altre orecchie.

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