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Ricette pronte per prepararci allo smart working post covid non ne abbiamo. Ma abbiamo la nostra proposta.


Un pensiero che è anche un esercizio

Questo post non è solo il resoconto di un incontro, ma anche il primo esercizio di un percorso che ha lo scopo di far emergere, andando alle origini, il processo di digital transformation verso i social media virtuali che nella nostra visione è ben chiara e evidente, ma che necessita di un percorso conoscitivo per nulla semplice e scontato. Antonio qui ci vuole portare, senza nessun preconcetto o entusiasmo partigiano, allo start della realtà virtuale per le imprese.

Partiamo per questo dal nostro intervento alla prima edizione di All Around Work, il neonato evento sull’ufficio del futuro che si è svolta a Milano dal 6 al 10 ottobre. Questo è ciò che è accaduto. e di cui abbiamo parlato.

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Per il tema “what’s next” lo scorso 6 ottobre Digital Guys ha partecipato al convegno di apertura dell’evento chiamato “ULTRAUFFICI PER ULTRACORPI” nell’ambito dell’evento “ALL AROUND WORK” sul tema dell’Ufficio del Futuro. L’interessante progetto per Milano di Fiera Bologna si è svolto al Megawatt Court in Via Giacomo Watt 15, ed è stato uno dei primi eventi dell’era “Full Hybrid” a cui Digital Guys ha partecipato.

L’ambito è interessante, riguarda il futuro e le opportunità del mondo del lavoro, le sue evoluzioni repentine, il cambiamento dei paradigmi. La conferenza ha visto una platea multidisciplinare che, oltre ai Digital Guys Fabrizio Bellavista, Stefano Lazzari e Danilo Premoli, ha visto interventi da parte dalla Comunità Europea, esperti di smart working, Industrial Designers oltre a psicologi e psicoterapeuti.

Cosa ci dobbiamo aspettare?

Ciò che è emerso, è che ci sono sicuramente investimenti importanti che potranno essere utilizzati per i progetti di trasformazione digitale delle aziende. Si tratta di importanti opportunità per le nostre imprese che potranno così pensare a nuove modalità e approcci per sviluppare il business ma anche a nuovi luoghi dove poterlo svolgere.

La normativa vigente e l’emergenza sanitaria impone una modalità di lavoro a distanza che ha dato un forte impulso a quello che è stato chiamato emergency remote working è purtroppo confuso pesantemente con il cosiddetto smart working.

Fabrizio Bellavista al convegno All Arounf Work, al Megawatt Court di Milano, 6 ottobre
Fabrizio Bellavista nell’atto di trasformare alchemicamente il complicatissimo in ovvio.

Durante la conferenza sono stati coperti diversi aspetti di questa “confusione” sia quelli di ordine tecnico che psicologico, ed è emerso che senza la libera scelta da parte di aziende e persone non si può parlare di modalità smart ma solo di emergenza lavorativa.

Le “relazioni deboli”, così definite sono completamente scomparse nella modalità “lavoro da remoto”, la macchina del caffè, le notizie che circolano nel sottobosco aziendale, sono così purtroppo “evaporate”.
Ma si sapeva, era solo una questione di tempo, pensare che dopo la rivoluzione dell’informatica negli uffici degli ultimi 30/40 anni anni non poteva comunque durare, emergenza sanitaria o no. Quest’ultima ha solo probabilmente accelerato, dando la spallata che serviva verso il cambiamento, l’evoluzione, la ricerca di nuove opportunità.

Stefano Lazzari  al convegno All Arounf Work, al Megawatt Court di Milano, 6 ottobre
Stefano Lazzari illustra la vastità della socialVR, in cui entra tutto, anche chi ha la sua taglia
Dagli uffici agli ultrauffici

L’architettura ad esempio, oggetto specifico dell’evento All Around Work, è stata definita da Danilo Premoli come ormai “stretta” non più contenibili in ambiti così definiti da una parte e spazialmente indefiniti dall’altra.
Pensare di andare avanti con una “scrivania sopra la scrivania”, metafora del PC desktop per ancora dei decenni è effettivamente improbabile e anche poco necessario.
Come fare quindi? Digital Guys ha fatto una proposta precisa.

Perchè non pensare in un’ottica mista, con una parte del lavoro svolto in presenza, in-real per essere più chiari. Ci sono delle parti del lavoro che si possono svolgere nella sede aziendale, chiamata per l’occasione da Fabrizio Bellavista “il Tempio” che possono e devono essere svolte quindi in presenza, in-real appunto.

La parte che conosciamo bene in questi giorni, Zoom, Teams, Skype, WebEx e similari la chiamiamo in-web. Non può essere sostituita, non è necessario sostituirla, funziona per quello che serve e gli strumenti possono svolgere le loro funzioni per cui sono nati, senza però per questo essere utilizzati per fare altro.

Tutta la realtà in tre spazi: in-real, in-web, in-world

E’ proprio di questo che si tratta! si è demandato all’in-web tutto quello che non è in-real ma non basta. Stefano Lazzari di Digital Guys ha descritto uno scenario dove in-real e in-web possano (e probablmente debbano) coesistere con un’altro livello chiamato in-world: il mondo virtuale.
In-world è il posto dove ci si può proiettare con la metafora dell’avatar in una dimensione nuova, dove anche l’architettura è meno stretta di quanto succede in-real. Si possono provare emozioni e fare business! talmente tanto business di cui ancora ignoriamo le potenzialità.

Photo credit: Tommaso Correale Santacroce


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